martedì 14 aprile 2009

Disordine continuo che crea un ordine che impressiona...

Padre Aldo ci scrive anche oggi e ci testimonia come si sta di fronte al dolore:

Cari amici, Susanna è una donna sola, ammalata di cancro, ricoverata nella mia clinica. Vive notte e giorno pregando. La sua vita è piena di letizia, certa com’è che Cristo le vuole bene. La sua storia è dolorosissima. Otto anni fa un aereo mentre tentava di atterrare all’aeroporto di Asuncion, è caduto sopra la sua casa. Il bilancio: suo marito, i suoi cinque figli più quattordici parenti, uccisi sul colpo e bruciati nel disastro.

Da quel momento per Susanna il vuoto, la solitudine si sono aperti in modo spaventoso davanti ai suoi occhi. Piano paino ritrovò nella fede le certezze, quelle certezza che in questo momento tutti abbiamo bisogno che ci permettono di rispondere come Marta, la sorella di Lazzaro, il morto che già puzzava, alla domanda di Gesù: “Tuo fratello non è morto, ma vive. Credi tu questo?”. E lei: “Sì Signore io credo”. Vederla lì nel letto, piena di pace mentre il cancro la consuma, con il rosario in mano non può non farmi toccare con mano cos’è la fede, la speranza e la carità. Il dolore per lei non è mai stato obiezione a Cristo, ma il cammino ad una familiarità con Cristo che riempie di pace. Un segno inconfondibile del Mistero.

Ippolito è una di quelle sorprese della Provvidenza che mai mi lasciano tranquillo. Dio è l’imprevisto. E la realtà ne è la manifestazione. Dio rompe, rompe sempre … per cui tu che lo segui, poi rompi, rompi a tutti, che non capiscono. E la realtà è la sua voce, è la modalità con cui rompe …

Domenica della Palme. I tre “fraticelli”, uno dei quali per il peso un “fratone”, sono in cucina alle 7.15 del mattino, dopo le preghiere, a prendersi un caffè. Dopo cinque minuti ognuno con gli indumenti sacri è pronto per la processione. Bussano alla porta: è la polizia. Sorpreso domando: “Cercate Padre Paolino, il comico della casa?”. “No padre, cerchiamo lei”. “Cosa succede adesso?”. Domando. “Padre, abbiamo un regalo per lei nel portapacchi del furgoncino. È un mendicante che l’uragano della notte ha portato giù nel torrente insieme al materasso, una grossa spugna. Non ha nessuno, è anziano, trema per il freddo dell’acqua di cui è inzuppato”. Rimango sconcertato e se non fosse stato per quell’abbraccio di vent’anni fa del Giuss, di Alberto, di Massimo, di Carron, avrei fatto come tutti, preti e non preti: scusate, ho da fare, ha la processione, ho la regola della casa, ho un programma, sono il parroco … e chi più ne ha più ne metta. Ma quell’abbraccio di vent’anni fa, quelle famose parole “come darebbe bello, Aldo, che qualcuno ti facesse compagnia quest’estate!” Alle quali io avevo risposto: “Ma dove, Giussani, trovi un uomo e meno un prete, che hanno sempre da fare, disposto a fare compagnia a questo derelitto?” E lui: “bene, ti porto con me.” … mi sono subito arreso e ho detto ai padri: “Andate voi alla processione, celebrate voi la Messa e io mi prendo in casa questo povero Cristo. Sì questo povero Cristo, perché di Cristo si tratta, - scusate se è una bestemmia – più Cristo di quello della liturgia”. L’ho abbracciato e baciato e poi mi sono inginocchiato davanti a lui, ho pregato. Non poteva credere ai miei occhi. Ho visto me in lui, ho visto il mendicante che sono in lui. Ho abbracciato Cristo, ho adorato Cristo. Poi l’abbiamo subito rifocillato, lavato e dato una stanzetta. Ippolito da subito è diventato un altro. Ha sorriso, capite, ha sorriso. Sono passati otto giorni. Ebbene quell’uomo è oggi la pietra angolare della nostra casetta-famiglia per anziani abbandonati, uomini. Già c’era quelle delle donne. Oggi è nata la casa “S. Gioacchino”. Arredata a nuovo, bellissima, come nessuna casa dove ho vissuto in 62 anni. Una gara di generosità di persone, commosse da Cristo, ha fatto il miracolo della seconda casa per anziani. Iniziamo lunedì con tre e poi altri tre. Sei in tutto. Niente di programmato, di ipotizzato. Ma Dio, il Mistero non programma. È l’imprevisto per eccellenza. È un Avvenimento. La realtà, se la guardo, mi risponde in ogni istante. Obbedire alla realtà è il mio dramma quotidiano, perché la realtà non solo non mi lascia mai tranquillo, mi scompone i piani, ma grida: Egli è qui, non lo vedi? Mi rende familiare il Mistero. Molti mi dicono che sono imprevedibile, incontenibile. E che posso rispondere se non indicando che non sono io che me le cerco, ma è la realtà che indica il cammino. Ma la realtà è sempre provvidenziale. Così mentre Ippolito dormiva il giorno delle Palme nella Messa delle 19, la Provvidenza mi ha ringraziato del gesto del mattino. Come? Si avvicina un grande industriale e mi dice: dimmi di cosa hai bisogno per il nuovo ospedale, per la nuova casetta di Betlemme e te la darò. Avviso l’ingegnere che gli manda una mail: per iniziare a chiudere la parete della clinica abbiamo bisogno di 150.000 mattoni etc. etc. Il giorno dopo già i primi camion sono arrivati. Ma la provvidenza non si è fermata qui. La stessa domenica, alle 22 Padre Paolino riceve una telefonata. È il tesoriere: “Padre Paolino nella colletta c’è un assegno di 5.000 dollari intestato a Padre Aldo, firmato Enzo”. Paolino mi lascia dormire, ma il giorno dopo la prima cosa che fa è “guarda …”. Mi sono commosso: era lo stesso dei mattoni.

Amici: “Credi tu questo?”. Da vent’anni ogni giorno, ogni stante per me questa è l’unica domanda vera, umana, seria ed economicamente intelligente. Lo capissero i Bocconiani! Ma che importa: Ippolito adesso è contento e grazie a lui è nata la seconda casetta per anziani e altri mendicanti saranno felici, ed altri avranno lavoro. Il tutto accaduto la domenica delle Palme in cinque minuti che hanno “disordinato” l’ordine, il programma di tre preti pronti per la processione.

Padre Paolino, ironico come sempre: “ma per noi l’unica … che ci interessa e da cui dipendiamo è l’imprevisto!” un disordine continuo che crea un ordine che impressiona. Ma è la realtà che è così. Il problema è che per noi l’ordine coincide con i nostri buoni pensieri e non con il guardare ciò che la realtà ci indica. Ma per guardare la realtà così o si è come “le scolte di Assisi” o è impossibile.

Un abbraccio,
Padre Aldo

1 commento:

  1. Ho conosciuto un Frate Francescano, di quelli che noi chiamiamo "cerconi", e viveva e pensava come Padre Aldo: trovare l'ordine col disordine.

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