sabato 19 dicembre 2009

QUANDO È NATO... IL «NATALE»


I vangeli di Matteo e Luca, gli unici che parlano della natività, se si escludono i testi apocrifi o gnostici, non ci danno indicazioni sulla data di nascita di Gesù e tanto meno in quale giorno dell’anno sia avvenuta.
Allora stabilirla il 25 dicembre che significato ha?
Presso tutti i popoli antichi il sole, con i suoi cicli astronomici, era studiato ed osservato, dobbiamo dire da fior di astronomi, visto la carenza di mezzi tecnici coadiuvanti, con molta accuratezza, data l’importanza di calcolare la lunghezza dell’anno solare, al fine di stilare un calendario, quanto più aderente possibile alla realtà.

Il susseguirsi del giorno e della notte e della stagioni, scandivano i ritmi della vita umana ed il 21 dicembre, giorno del solstizio d’inverno, era considerato la fine di un ciclo ed il 25 dicembre, quando si cominciava ad apprezzare visivamente l’allungarsi delle giornate, l’inizio di nuovo ciclo solare, quasi il sole rinascesse di nuovo.
Dunque una nuova nascita, una nuova natività.
Il culto del Sole rappresentava, un comun denominatore per tutti i popoli dell’impero romano: Helios Apollo, nella cultura ellenistica romana, Aton Ra in quella egizia, la Mastruca per i celti lo Yule per germani, tanto che l’imperatore Aureliano, avendo riunificato l’impero, anche grazie all’aiuto avuto della città di Emesa, nella quale era fiorente il culto del Sol Invictus, decretò di elevare questa divinità agli altari dell’impero, stabilendo la sua ricorrenza, dal 274 d.c. in poi, il giorno del 25 dicembre.
Sol Invictus è una polisemia in cui si sono incrociati valori e simboli diversi e di più epoche. (Josh)
Pertanto, non deve meravigliare che nel 354 d.c. Papa Liberio stabilisse che in concomitanza, si celebrasse la Natività di Gesù che, essendo una nascita ed un rinnovamento, si sommava alla tradizione pagana ed essendo anche l’episodio più gioioso del cristianesimo, ben si adattava al clima festoso di quel giorno. Un passaggio non traumatico dal paganesimo al cristianesimo.


martedì 8 dicembre 2009

giovedì 22 ottobre 2009

Convegno sul Motu proprio Summorum Pontificum

CHIESA CATTOLICA: un Convegno sul Motu proprio Summorum Pontificum
Articoli CR
Giovedì 22 Ottobre 2009 14:44
CR n.1114 del 24/10/2009

Dal 16 al 18 ottobre 2009, sotto il titolo di Un grande dono per tutta la Chiesa, si è celebrato a Roma, a pochi passi dal Vaticano, l’attesissimo “II Convegno sul Motu proprio Summorum Pontificum di S.S. Benedetto XVI”. La riuscita di questo importante avvenimento è innegabile, ed è stata suggellata da un saluto del Santo Padre ai convegnisti.

Organizzato dall’associazione Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum e dal gruppo laicale Giovani e Tradizione, il Convegno è stato presieduto, diretto e portato a buon fine dall’animatore e fondatore dei due menzionati organismi: il teologo domenicano padre Vincenzo Nuara.

Preceduto da un ritiro per sacerdoti tenutosi venerdì 16, il 17 ottobre si è aperto il Convegno vero e proprio. La grande presenza di giovani sacerdoti e seminaristi, religiosi e religiose, molti dei quali neppure trentenni, è stata un segno eloquente di quanto gli attuali “segni dei tempi” vadano nel senso di un ritorno alle radici della fede, della dottrina e della spiritualità cristiana. Dopo la Santa Messa nella forma straordinaria, celebrata da mons. Atanasio Schneider, padre Nuara ha fatto una notevole introduzione ai lavori, in cui ha ricordato come dalla promulgazione del Motu proprio la vita di molti dei presenti è cambiata. Lamentando una situazione difficile in ordine all’applicazione del testo pontificio, il padre ha però richiamato il valore ascetico della sofferenza per una giusta causa: proprio dalle pene patite nel silenzio e nell’abbandono dai sacerdoti e dai fedeli legati toto corde al rito tradizionale verrà l’inizio della (vera) riforma della Chiesa.

La prima conferenza è stata quella del vescovo Schneider sul tema della “Sacralità e bellezza della Liturgia nei Santi Padri”. Secondo il prelato, il culto di Dio deve essere consapevole della santità divina e questa nozione fondante e imprescindibile è presente fin dai testi liturgici più antichi che ci vengono dalla Tradizione. In pratica, l’esatto opposto di ciò che la moda liturgica prevalente, intrisa di valori umanistici e intramondani, ci vorrebbe imporre già da vari decenni. Il simbolismo e la gestualità sono fondamentali per una retta comprensione del mistero celebrato: secondo il prelato dunque, nulla, assolutamente nulla, dovrebbe essere lasciato al caso, all’improvvisazione e all’arbitrio umano.

La relazione seguente è stata quella del prof. Roberto de Mattei, sul tema della “Cattolicità e Romanità della Chiesa nell’ora presente”. Lo storico romano ha presentato una sintesi del significato di Roma e della romanità all’interno della visione cattolica del mondo. Ha fatto notare come la romanitas non sia una nota aggiuntiva e di secondario valore per definire la vera Chiesa di Dio, anzi essa appare come la quintessenza della cattolicità. Non è un caso infatti che i nemici della Chiesa siano anche, necessariamente, nemici della (vera) romanità e della latinità. La modernità, inaugurata dall’anti-romanesimo luterano, registra due fenomeni speculari e convergenti: da un lato si vuole “purificare” il cristianesimo dalla romanità, come vorranno tutte le sette protestanti, il giansenismo, e poi il modernismo e il neo-modernismo; dall’altro si esalta Roma, per farne una sorta di idolo in funzione anti-cattolica: si pensi qui a Federico II, a Machiavelli, al ghibellinismo, ai giacobini e al nazionalismo laico otto-novecentesco.

Nella medesima mattinata vi sono state anche due brevi ma importanti comunicazioni del Vice Presidente della Pontificia Commissione dei Beni Culturali della Chiesa e di Archeologia Sacra, dom Michael John Zielinski, e di mons. Valentino Miserachs Grau, Presidente del Pontificio Istituto di Musica Sacra. Entrambi gli interventi hanno inteso significare l’importanza per l’Arte sacra e per la musica di Chiesa del legame con la tradizione liturgica latina e gregoriana: i due presuli hanno quindi criticato molte delle recenti evoluzioni artistiche o musicali, che occultano quella sacralità così necessaria al culto cristiano e alla spiritualità dei fedeli. Dopo il pranzo, v’è stato il gradito intervento di mons. Guido Pozzo, neo Segretario della Pontificia Commissione Ecclesia Dei. Il presule ha ribadito l’importanza della liturgia tradizionale per la continuità dottrinale cattolica e ha notato che, nonostante le difficoltà esistenti, l’applicazione del Motu proprio dovrà continuare ad estendersi.

Molto attesa la relazione tenuta da padre Stefano M. Manelli, fondatore dei Francescani dell’Immacolata, una delle più giovani e promettenti famiglie della “riforma francescana”. L’esimio sacerdote ha parlato lungamente e con accenti accorati del rapporto inscindibile tra la vita religiosa, che egli vive in prima persona da oltre mezzo secolo, e la liturgia. La decadenza liturgica attuale, più volte segnalata da Benedetto XVI, ha influito certamente sul calo delle vocazioni sacerdotali e religiose e anche sulla desacralizzazione di monasteri, conventi e istituti un tempo fiorenti. La decisione dei Francescani dell’Immacolata di tornare alla messa e all’ufficio liturgico tradizionale sta dando frutti preziosi, sia in quantità di vocazioni, sia in un innalzamento della vita spirituale nelle loro comunità maschili e femminili. Secondo padre Manelli, a norma del Motu proprio sono in particolare i religiosi che debbono riprendere gli antichi usi liturgici e ascetici: così essi formeranno quelle sante oasi di cui tutti i fedeli avvertono sempre più il bisogno.

L’ultimo relatore è stato il noto teologo mons. Brunero Gherardini, recente autore di un importante messa a punto sul valore (e i limiti) dei documenti conciliari. Dopo aver ricordato che il Motu proprio si configura come una “sanatio”, egli ha illustrato il vero senso della Tradizione, all’insegna della continuità dogmatica e magisteriale. Con acume e profondità teologica, mons. Gherardini ha saputo mostrare l’opposizione tra la Tradizione vivente, intesa in senso cattolico, e cioè la virtualità infinita del magistero di fissare “nuovi” dogmi, già facenti parte della Divina Rivelazione, e la “tradizione vivente” inventata dal modernismo, che usa questa espressione per conformare il dogma e la dottrina alle variazioni pressoché infinite del fragile pensiero umano.

Padre Nuara ha quindi chiuso i lavori ringraziando gli ospiti e notando che il Convegno stesso è parso come una grazia di Dio, la sua riuscita come un vero miracolo.

La domenica 18 ottobre i convegnisti hanno avuto la gioia di partecipare alla Santa Messa pontificale, celebrata da mons. Raymond Leo Burke, Prefetto della Segnatura Apostolica, nella Basilica di san Pietro. Giova ricordare che alla Messa conclusiva, come del resto già durante tutto il convegno, erano presenti membri di tutti gli Istituti che usano del messale antico: dalla Fraternità san Pietro all’Istituto di Cristo Re, dai Francescani dell’Immacolata all’Istituto del Buon Pastore, oltre alla figura ben nota di mons. Perl.
L’unità della “famiglia cattolica tradizionale”, pur tra tante difficoltà, non è il minor successo dell’iniziativa di padre Vincenzo Nuara.

All’Angelus dello stesso giorno, il Santo Padre ha salutato i partecipanti al Convegno, dando così un appoggio dall’alto all’importante iniziativa.

martedì 20 ottobre 2009

Un successo di Papa Benedetto XVI

La “Nota informativa” della Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicata martedì 20 ottobre “circa gli ordinariati personali per anglicani che entrano nella Chiesa Cattolica” rappresenta una piccola rivoluzione nell’accostamento all’ecumenismo e s’inserisce pienamente nel magistero di Benedetto XVI. Offre anche un modello per il futuro ritorno alla Chiesa Cattolica di altri gruppi dottrinalmente vicini, ma con cui permangono divergenze sul piano disciplinare e liturgico.

Riassunto delle puntate precedenti: dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II molte diocesi cattoliche, e molti esperti di ecumenismo, hanno scoraggiato il ritorno di singoli protestanti, ortodossi e anche anglicani alla Chiesa Cattolica. Accogliere oggi singole persone o gruppi, si diceva, avrebbe irritato i dirigenti delle comunioni o Chiese cristiane separate e avrebbe reso più difficile domani l’integrale ritorno a Roma di queste realtà. Benedetto XVI ha sempre avuto molti dubbi su questo accostamento, ritenendolo tipico di una sorta di “ultra-ecumenismo” che rischia di scadere nel relativismo. Sul piano teorico, non incoraggiare o addirittura ostacolare queste conversioni implica l’idea secondo cui è indifferente essere cattolici oppure protestanti, anglicani e così via. Nell’enciclica “Caritas in veritate” il Papa ha invece precisato che la dottrina della libertà religiosa proclamata dal Vaticano II “non significa indifferentismo religioso e non comporta che tutte le religioni siano uguali”. Sul piano pratico, Benedetto XVI sa bene che la piena unione con la maggioranza delle denominazioni separate da Roma nel loro insieme è un obiettivo talmente difficile da doverlo considerare umanamente impossibile. Gli anglicani – come ricorda la Nota – ci hanno messo del loro, prima ammettendo al sacerdozio e all’episcopato le donne, poi accogliendo e perfino celebrando i matrimoni omosessuali.

A questo punto il Papa ha detto basta: e la Nota permette di accogliere non solo singoli anglicani, ma interi gruppi anche molto numerosi – gli interessati sarebbero centinaia di migliaia, se non milioni – che rifiutano il sacerdozio femminile e le unioni omosessuali. Questi gruppi – ed è qui la novità – potranno mantenere le loro peculiarità liturgiche e i loro pastori anglicani sposati, che – rimanendo sposati – saranno ordinati ricorrendone le condizioni sacerdoti cattolici, anche se solo i celibi potranno diventare vescovi. Infatti per la Chiesa Cattolica il celibato sacerdotale è una questione puramente disciplinare, che ammette deroghe, mentre l’esclusione delle donne dal sacerdozio è una questione dogmatica e non tollera eccezioni.

La Nota rappresenta non solo la fine di un “ultra-ecumenismo” relativista, ma anche un modello per accogliere nella Chiesa Cattolica gruppi molto numerosi di fedeli – per esempio intere Chiese ortodosse e, perché no, il tradizionalismo lefebvriano – che potranno conservare le loro particolarità liturgiche e spirituali e i loro vescovi. A patto, naturalmente, di aderire integralmente alla dottrina cattolica e di riconoscere l’autorità del Papa.


http://www.cesnur.org/2009/mi_anglicani.htm

martedì 6 ottobre 2009

Caterina addormentata nelle mani del Padre...

Antonio Socci
Pubblicato il giorno: 06/10/09
Preghiera per la figlia in coma

Caro direttore, la mia Caterina ha occhi bellissimi. La sua giovinezza ora è distesa su un letto di luce e di dolore. È come una Bella addormentata. Ma crocifissa. Mi trovo involontariamente “inviato” nelle regioni del dolore estremo e in questo panorama dolente - se un angelo tiene a guinzaglio l’angoscia - ci sono diverse cose che mi pare di cominciare a capire.

La prima notizia è che il mio cuore batte. (...)

(...) Il nostro cuore continua a battere. So bene che normalmente la cosa non fa notizia. Neanche la si considera. Finché non capita che a tua figlia, nei suoi 24 anni raggianti di vita, alla vigilia della laurea in architettura per cui ha studiato cinque anni, d’improvviso una sera il cuore si ferma e senza alcuna ragione. Si ferma di colpo (o, come dicono, va in fibrillazione).

Lì, quando ti si spalanca davanti quell’abisso improvviso che ti fa urlare uno sconfinato «nooooo!!!», cominci a capire: è la cosa meno scontata del mondo che in questo preciso istante il cuore dei tuoi bimbi, il mio cuore o il tuo, amico lettore, batta. Quante volte ho sentito don Giussani stupirci con questa evidenza: che nessuno fa battere volontariamente il proprio cuore. È come un dono che si riceve di continuo, senza accorgersi. Istante per istante dipendiamo da Qualcun Altro che ci dà vita…

C’illudiamo di possedere mille cose e di essere chissacchì, ma così clamorosamente non possediamo noi stessi. Un Altro ci fa. In ogni attimo. Vengono le vertigini a pensarci. Allora si può solo mendicare, come poveri che non hanno nulla, neanche se stessi, un altro battito e un altro respiro ancora dal Signore della vita («Gesù nostro respiro», diceva una grande santo).

Tutti i mezzi umani

Certo, si ricorre a tutti i mezzi umani e a tutte le cure mediche. Che oggi sono eccezionali e personalmente devo ringraziare degli ottimi medici, competenti e umani. Ma anch’essi sanno di avere poteri limitati, non possono arrivare all’impossibile, non potrebbero nulla se non fosse concesso dall’alto e poi se non fossero “illuminati” e guidati.

Rex tremendae majestatis… È Lui il padrone e la fonte della vita e di ogni cosa che è. E i nostri bambini e le nostre figlie sono suoi. È teneramente loro Padre. Allora - con tutte le nostre pretese annichilite e l’anima straziata - ci si scopre poveri di tutto a mendicare la vita da «Colui che esaudisce le preghiere…».

Mendico di poter riavere un sorriso da mia figlia, uno sguardo, una parola… D’improvviso ciò che sembrava la cosa più ovvia e scontata del mondo, ti appare come la più preziosa e quasi un sogno impossibile… Son pronto a dare tutto, tutto quello che ho, tutto quello che so e che sono, darei la vita stessa per quel tesoro. Ci affanniamo sempre per mille cause, obiettivi, ambizioni che ci sembrano così importanti da farci trascurare i figli. Ma oggi come appare tutto senza alcun valore al confronto dello sguardo di una figlia, alla sua giovinezza in piena fioritura…

Un gran dono ha fatto Dio agli uomini rendendoli padri e madri: così tutti possono sperimentare che significhi amare un’altra creatura più di se stessi. E così abbiamo una pallida idea del suo amore e della sua compassione per noi…

Caterina è una Sua prediletta, come tutti coloro che soffrono. Mi tornano in mente le parole di quella canzone spagnola cantata splendidamente dalla mia principessa e dedicata alla Madonna, “Ojos de cielo”, che dice: «Occhi di Cielo, occhi di Cielo/ non abbandonarmi in pieno volo».

Riascolto il suo canto, con il nodo alla gola, come la sua preghiera: «Se guardo il fondo dei tuoi occhi teneri/ mi si cancella il mondo con tutto il suo inferno./ Mi si cancella il mondo e scopro il cielo/ quando mi tuffo nei tuoi occhi teneri./ Occhi di cielo, occhi di cielo,/ non abbandonarmi in pieno volo./ Occhi di cielo, occhi di cielo,/ tutta la mia vita per questo sogno…/ Se io mi dimenticassi di ciò che è vero/ se io mi allontanassi da ciò che è sincero/ i tuoi occhi di cielo me lo ricorderebbero,/ se io mi allontanassi dal vero./ Occhi di cielo...».

E infine quell’ultima strofa che oggi suona come un presagio: «Se il sole che mi illumina un giorno si spegnesse/ e una notte buia vincesse sulla mia vita,/ i tuoi occhi di cielo mi illuminerebbero,/ i tuoi occhi sinceri, che sono per me cammino e guida./ Occhi di cielo…».

È con questa speranza certa che subito ho affidato il mio tesoro e la sua guarigione nelle mani della sua tenera Madre del Cielo. Per le parole, chiare e intramontabili di Gesù che ci incitano «chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto», che promettono «qualunque cosa chiederete al Padre nel mio nome, egli ve la darà» e che esortano a implorare senza stancarsi mai come la vedova importuna del Vangelo (che - se non altro per la sua insistenza - verrà esaudita).

Sappiamo che la Regina del Cielo è con noi: pronta ad aprirci le porte dei forzieri delle grazie. È lei infatti il rifugio degli afflitti e la nostra meravigliosa Avvocata che può ottenere tutto dal Figlio. Già il primo miracolo, a Cana, gli fu dolcemente “rubato” da lei che ebbe pietà di quella povera gente…

In questi giorni ho ricordato le pagine del Monfort e quelle di S. Alfonso Maria de’ Liguori, “Le glorie di Maria”. È stupefacente come duemila anni di santi e di sante ci invitano a essere certi del soccorso della Madonna perché «non si è mai sentito che qualcuno sia ricorso alla tua protezione, abbia implorato il tuo aiuto, abbia cercato il tuo soccorso e sia stato abbandonato» (S. Bernardo).

«Ogni bene, ogni aiuto, ogni grazia che gli uomini hanno ricevuto e riceveranno da Dio sino alla fine del mondo, tutto è venuto e verrà loro per intercessione e per mezzo di Maria» (S. Alfonso), perché così Dio ha voluto.

Infatti «nelle afflizioni tu consoli» chi in te confida, «nei pericoli tu soccorri» chi ti chiama: tu «speranza dei disperati e soccorso degli abbandonati». Misero me se non la riconoscessi come Madre, convertendomi (questo significa: «Sia fatta la tua volontà») e lasciandomi guarire nell’anima. Per ottenere anche la guarigione del corpo.

Ma quanto è commovente accorgersi di avere una simile Madre quando si sente concretamente il suo mantello protettivo fatto dai tanti fratelli e sorelle nella fede, pronti ad aiutarti, dai giovani amici di Caterina, bei volti luminosi che condividono l’esperienza cristiana suscitata da don Giussani, dai tantissimi amici di parrocchie, comunità, dagli innumerevoli conventi di clausura e santuari - compresi radio e internet - dove in questi giorni si implora la Madonna per Caterina. Come non commuoversi?

Il sostegno degli amici

Ho ricevuto decine di mail anche da persone lontane dalla fede che, per la commozione della vicenda di mia figlia, sono tornate a pregare, si sono riaccostate ai sacramenti dopo anni. E hanno compreso di avere una Madre buona che si può implorare e che non delude.

Ma è anzitutto della mia conversione che voglio parlare. Ci è chiesto un distacco totale da tutto ciò che non vale e non dura. Perché solo Dio non passa. Cioè resta l’amore. Così quando ho saputo dei 4 mila bambini malati di un lebbrosario in India che, con i missionari (uomini di Dio stupendi e immensi), hanno pregato per la guarigione di Caterina, dopo l’emozione ho capito che quei bimbi da oggi fanno parte di me, della mia vita e della mia famiglia. E così pure i poveri moribondi curati da padre Aldo Trento in Paraguay che hanno offerto le loro sofferenze per Caterina. Voglio aiutarli come posso.

Portando tutto il dolore del mondo sotto il mantello della Madre di Dio, affido a lei la guarigione di Caterina, perché torni a cantare “Ojos de cielo” per tutti i poveri della nostra Regina. «Mia Signora, tu sola sei la consolazione che Dio mi ha donato, la guida del mio pellegrinaggio, la forza della mia debolezza, la ricchezza della mia miseria, la guarigione delle mie ferite, il sollievo dei miei dolori, la liberazione dalle mie catene, la speranza della mia salvezza: esaudisci le mie suppliche, abbi pietà dei miei sospiri, tu che sei la mia regina, il rifugio, l’aiuto, la vita, la speranza e la mia forza» (S. Germano).

www.antoniosocci.com

lunedì 21 settembre 2009

"Caro" Don Giorgio...

Ecco cosa HO SCRITTO A DON GIORGIO:
Vedo che si é piccato per gli "insulti" però lei non si é fatto scrupolo di insultare dei soldati morti, passando sopra anche al dolore delle famiglie.
Avrebbe almeno potuto aspettare che fossero celebrati i funerali, prima di esprimere il suo sdegno!
Cosa pensa che possano provare i parenti delle vittime, leggendo che un sacerdote ha bollato come mercenari i loro cari?
Detto questo mi preme farle presente le parole dal nostro amato Papa, Benedetto XVI pronunciate dopo l’Angelus, con cui ha nuovamente espresso profondo dolore per i militari morti in Afghanistan e ha sottolineato che i militari impegnati in missioni internazionali "operano per promuovere la pace e lo sviluppo delle istituzioni, così necessarie alla coesistenza umana".
A questo punto caro Don Giorgio ho qualche domanda da farle, e spero che sia così galantuomo da rispondere.
Lei smentisce il Papa? Dà del bugiardo al Papa? Del guerrafondaio, del “servo” degli Usa?
E come può conciliare il suo status di prete con le sue offese implicite al Papa (che rappresenta Cristo in terra) e quindi alla Chiesa?
Non trova che la sua posizione politica (perchè lei sta facendo politica, malgrado Benedetto XVI ha più volte esortato gli uomini di Dio a stare fuori dalla politica)sia in CONTRASTO con la posizione del Papa e quindi con la posizione UFFICIALE della Chiesa?
Lei non deve obbedienza al Papa e alla Chiesa?
Lei lo sa che dei 1.013 morti morti in Afghanistan nei primi mesi del 2009, ben 813 é stato per mano dei talebani, ammazzati, non per errore ma in missioni suicide e rappresaglie?
E la correttezza etica oltre che professionale, non le impone di mettere in rete ANCHE un video di come si DIVERTONO I TALEBANI?
A mozzare nasi e orecchie a chi vota.
A bruciare scuole e sfigurare stundetesse
A fucilare coppie d'innamorati.
A lapidare adultere.
A sparare colpi in testa a donne in burqa.
Ne esistono a centinaia in rete.
E a scrivere magari qualche pezzo sui diritti umani calpestati dai talebani invece che sul "Puttaniere" come chiama il nostro Presidente del Consiglio, su Maroni che "deve pulirsi il culo", su "merdopoli e puttanopoli" ecc (vedo che il turpiloquio le é congeniale, anche se se ne lamenta)
Caro Don Giorgio i preti come lei cacciano fuori dalle Chiese i veri credenti e questa lettera mi premunirò di scriverla anche alla Curia di Milano, perchè lei espleti il suo vero lavoro quello del politicante che fomenta odio, e non quello di cui indossa abusivamente le vesti.
Con disistima

QUESTA LA LETTERA ALLA CURIA DI MILANO
Oggetto:profonda indignazione per il sito di Don Giorgio
Scrivo questa e-mail per manifestare tutta la mia indignazione sul comportamento di Don Giorgio De Capitani che sul suo sito non lesina insulti ai caduti e volgarità ai rappresentanti di un governo democraticamente eletto.
Un comportamento ben poco votato alla carità cristiana, alla pietas per i morti e all’insegnamento di nostro Signore Gesù Cristo, che non è morto in croce inveendo contro i peccatori e insultandoli, anzi se non rammento male, Ha chiesto al Padre di perdonarli.
Senza contare che il succitato Don Giorgio, bollando come mercenari i nostri soldati caduti in Afghanistan smentisce persino le parole del Papa, che li ritiene “promotori di Pace”.
Non esiste più il dovere dell’obbedienza? Adesso ogni sacerdote può smentire il Papa?
Voglio aggiungere solo che è una vergogna leggere sul sito di un prete che il nostro Presidente del Consiglio è un puttaniere, che Maroni si “deve pulire il culo”, che bisogna “dare il colpo MORTALE al puttaniere”, “merdopoli o puttanopoli” e “Alé…figli di puttana (…)
Se per caso vi chiedete come mai le Chiese sono semi-vuote, il motivo l’avete sotto gli occhi, troppi sacerdoti in Italia si dedicano con solerzia alla politica dell’odio, dimenticando il loro primo dovere, che è quello che ci ha insegnato Cristo in croce: “Ama il prossimo tuo come te stesso” e non insultalo con epiteti più adatti ad un bordello che ad una parrocchia.
Che esempio ne ricava un credente che finisce sul sito di Don Giorgio? Ne rimane schifato come la sottoscritta. Mi auguro che interveniate per far cessare almeno il turpiloquio.

A questo punto amici, sta a voi, in più scriviamo e meglio é, forse riusciremo a far cessare questo sconcio, indegno della Chiesa, ma anche di un paese civile.
Io per sicurezza ho usato anche la mia mail personale per mandare la lettera alla Curia.
Needle

venerdì 24 luglio 2009

Per Marshall

http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&task=view&id=25531

La condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore

Scritto da D. Massimo Lapponi O.S.B.
lunedì 13 luglio 2009

Serata con Schubert
Mi sembra che, senza mancare al rispetto dovuto alla religione cristiana, ci si possa permettere di farla entrare nella poesia e nelle arti belle, in tutto ciò che eleva l’anima e abbellisce la vita. Escluderla da ciò è come imitare quei bambini che credono di non poter fare nulla che non sia grave e triste nella casa del loro padre. Vi è religione in tutto ciò che causa in noi un’emozione disinteressata; la poesia, l’amore, la natura e la Divinità si riuniscono nel nostro cuore, per quanti sforzi si facciano per separarli; e se si proibisce al genio di far risuonare insieme tutte queste corde, l’armonia completa dell’anima non si farà mai sentire. Madame de Staël

(continua cliccando sul link soprastante)

mercoledì 24 giugno 2009

L'atto dedicatorio del Duomo di Monza


Oggi, nelle città di Monza e Sesto San Giovanni è la festa patronale dedicata a San Giovanni Battista.

Il Duomo di Monza è dedicato al Battista, per volontà di Teodolinda.

Il libro Teodolinda la Longobarda - di Alberto Magnani e Yolanda Godoy, Edizioni Jaca Book - contiene la storia relativa a quella dedica, che trascrivo integralmente.


La regina dimostrò sempre particolare attaccamento a questa città (Monza), più piccola e raccolta della capitale (che Teodolinda aveva fatto spostare da Pavia a Milano, durante la sua reggenza). Il palazzo milanese doveva essere in gran parte vecchio e cadente, mentre a Monza Teodolinda si fece costruire una dimora nuova, rinunciando persino a servirsi di un edificio già esistente, eretto per volontà di Teodorico. Al palazzo era annessa la chiesa: i lavori erano già terminati, o giunti comunque a uno stadio avanzato, nel 603, quando vi fu battezzato il figlio (Adaloaldo). La chiesa venne dedicata a San Giovanni Battista, con evidente riferimento al rito cattolico del battesimo e dunque in funzione antiariana (dello stesso libro, leggere il capitolo relativo alla questione su: Teodolinda, cattolica tricapitolina). Tre codici della "Storia dei Longobardi" di Paolo Diacono, nel paragrafo ove si parla della costruzione della chiesa, presentano un brano in aggiunta, che non figura in nessun altro codice. Il brano deriva da una fonte comune proveniente, pare, dall'ambiente monzese: si può quindi ipotizzare una sostanziale fondatezza delle informazioni ivi contenute. Questo breve testo spiega che


"la regina fondò la chiesa e la dedicò a San Giovanni, a beneficio suo, di suo marito, dei figli e delle figlie e di tutti i Longobardi d'Italia, perchè San Giovanni fosse intercessore presso il Signore in favore di tutti i Longobardi d'Italia, ed essi fecero voto unanimi, i maggiorenti con il loro re insieme con la regina Teodolinda, e dissero "Se S.Giovanni sarà nostro intercessore di fronte a nostro Signore Gesù Cristo, noi tutti unanimemente ci impegnamo ogni anno, nel giorno della sua nascita, cioè il 24 giugno, ad offrirgli parte dei nostri beni in segno di rispetto, perchè attraverso la sua mediazione ci giunga il soccorso di nostro Signore Gesù Cristo, in guerra come in ogni luogo dovunque andremo".


Da quel giorno, pertanto, in tutte le loro azioni si misero ad invocare San Giovanni, perchè offrisse loro aiuto per grazia di nostro Signore Gesù Cristo e rimanessero incolumi e riuscirono vincitori sopra tutti i loro nemici".Notevole è il fatto che la cerimonia, di cui si conserva il ricordo nel brano, riproduca riti pagani germanici, in particolare le offerte sacrificali per garantirsi la protezione del dio Wotan. Come facevano con il loro dio della guerra, i Longobardi stipulano un patto con San Giovanni, a partire dalla dedicazione della chiesa, promettendogli un'offerta annua in cambio del suo patronato. La famiglia reale, ma, soprattutto Teodolinda, insieme con i maggiorenti del regno, si propongono come intermediari fra il santo e il popolo.


per saperne di più, vedere anche questo articolo dell'omologo Marsh, cliccando qui

giovedì 11 giugno 2009

Definire l'indefinibile









Quello è il Tutto. Questo è il Tutto. Da Tutto sorge il Tutto.
Se dal Tutto è preso il Tutto, solo il Tutto rimane.

(tratto da "Ishavasyopanishad e Brihadaranyakopanishad")

Sono due versetti che esprimono una bellissima e centratissima immagine di Dio e dell'infinito, cioè di quello che non si può definire.
Indubbiamente nell'antica India c'erano dei "pensatori" incredibili l'identificare il concetto di Infinito con Dio e contemporaneamente dare un attuale interpretazione di infinito matematico, non è un impresa semplice. In occidente, sin dal tempo dei greci, passando per tutti i maggiori filosofi e matematici, le interpretazioni sono state e sono tuttora molteplici.
I greci, con Anassimandro, parlavano di "apeiron" che più propriamente vuol dire indefinito, illimitato e che viene identificato con l' "archè", il principio primo, il "luogo"da cui tutto proviene e dove tutto ritorna annullandosi.
Nel pensiero cristiano si ha l'identificazione tra Dio ed infinito, in Plotino, s. Anselmo, Cusano ed altri, c' è la preoccupazione di conciliare il finito con l'infinito, dovuta al fatto che Dio deve essere Infinito, ma è presente nel finito.
Nel pensiero matematico il concetto di infinito assume i suoi contorni propriamente teorici con Cartesio, Newton e Leibniz e più recentemente con Weierstrass (teoria degli insiemi).
Ritengo che nessuna di queste definizioni sia completa come quella dei versetti iniziali.
Se qualcuno mi chiedesse cosa sia, per me, l'infinito, risponderei: un mare senza l'orizzonte.

Marcello

venerdì 5 giugno 2009

La Pentecoste e la campagna elettorale



Scritto da D. Massimo Lapponi O.S.B.



Se il cielo e la terra sono divisi, il mondo si irrigidisce proverbio cinese

In teoria non potrei certamente azzardarmi a entrare nel dibattito politico, per prima cosa perché lo seguo assai poco, e poi perché c’è sempre la pregiudiziale differenza tra credenti e non credenti che sembra creare una barriera invalicabile. Però a giustificare un personale intervento si potrebbero portare due argomenti: il primo è che forse, di là dai dibattiti, vi sono orizzonti spirituali di fondo che non cambiano mai e che purtroppo oggi facilmente si finisce per perdere di vista; il secondo è che la divisione tra credenti e non credenti appare in fondo molto artificiale: chi sono i veri credenti e chi sono i veri non credenti? Probabilmente soltanto Dio lo sa. E vorrei incominciare proprio da questo secondo problema.Non tocca a me certamente entrare nelle coscienze, ho però l’impressione che, di là dal mistero imperscrutabile della fede e dalle giuste esigenze della Chiesa visibile, vi sia un fondo di intuizioni profonde sulla vita in cui quei credenti che non lo sono soltanto all’anagrafe e quei laici che non si accontentano dell’ultima edizione della più degradata delle filosofie materialiste si incontrano tra loro più facilmente che con i colleghi ufficiali. Una cosa che facilmente la cultura laica politically correct dimentica è che, almeno fino agli epocali rivolgimenti degli anno ’60 del Novecento, ma non solo, il pensiero laico era così imbevuto di cristianesimo che non si vergognava di confessarlo apertamente. Molti conoscono, se non altro per sentito dire, il saggio di Benedetto Croce, apparso su La Critica del 20 novembre 1942, dal titolo Perché non possiamo non dirci cristiani. Penso però che pochi lo abbiano letto. Per questo vorrei ricordare almeno un’affermazione dell’illustre filosofo. Scrive il Croce che “la continua polemica antiecclesiastica, che percorre i secoli dell’età moderna, si è sempre arrestata e ha taciuto riverente al ricordo della persona di Gesù, sentendo che l’offesa a lui sarebbe stata offesa a sé medesima, alle ragioni del suo ideale, al cuore del suo cuore.” Non si potrebbe essere più espliciti ed eloquenti nell’affermare il carattere irriducibilmente cristiano della cultura laica occidentale, anche la più polemica contro l’istituzione ecclesiastica.A conferma dell’affermazione di Croce mi piace qui richiamare due esempi. Nell’Alzira di Voltaire (1736) si rappresenta la tragedia di Zamora, capo dei ribelli peruviani contro la dominazione spagnola. Il tiranno spagnolo Guzmán, credendo morto Zamora, costringe la fidanzata di lui, Alzira, a convertirsi alla religione cristiana e a sposarlo. Riapparso però Zamora, ordisce una congiura e colpisce a morte Guzmán. Ma quest’ultimo, morente, riconosce le sue colpe, perdona l’uccisore e gli affida Alzira e il governo del paese. Zamora è allora conquistato da una religione che insegna il perdono e si converte al cristianesimo.Così un dramma, scritto per denunciare il fanatismo e la violenza del cattolicesimo spagnolo, contro le intenzioni dell’autore finisce per essere un’esaltazione del cristianesimo e una testimonianza dell’animo cristiano di Voltaire stesso.Non meno eloquente è la seguente affermazione del giovane Marx, che basta da sola a smentire tutte le sue posteriori declamazioni sulla religione “oppio dei popoli” e sulla sterilità, per il miglioramento umano, di diciannove secoli di cristianesimo: “La storia” egli scrive nelle Riflessioni di un giovane sulla scelta di una carriera “esalta sopra tutti gli uomini quelli che si sono nobilitati lavorando per il bene di tutti; l’esperienza dimostra che i più felici furono quelli che resero felice il maggior numero di esseri, e la religione ci insegna che l’essere ideale, che ciascuno si studia di imitare, si è sacrificato per il bene dell’umanità.”In questa prospettiva si può ben comprendere come Benedetto Croce, poco dopo la fine della seconda guerra mondiale, avesse percepito, a suo modo, il carattere essenzialmente religioso della crisi che stava per sopravvenire nella società. In tale spirito egli scriveva:“Ma eccomi ritornato a uno dei miei pensieri che, per essere stato più volte ripetuto, rischia di prendere l’aria di una fissazione. Al pensiero che la crisi presente nel mondo sia la crisi di una religione da restaurare o da ravvivare o da riformare, e che a soccorrere ad essa non bastino i soli politici e guerrieri, ma ci vogliono i geni religiosi e apostolici, dei quali noi, non vedendo la presenza, non perciò non sentiamo più o meno oscuramente, il bisogno, e come una tarda invocazione, nei nostri cuori.”Si dirà che Croce è tramontato e che questi testi risalgono a più di sessant’anni fa. Indubbiamente da quel tempo è sopravvenuta una vera rivoluzione spirituale nel mondo. E tuttavia si potrebbe con solidi argomenti affermare che i cambiamenti hanno interessato più l’apparenza che la sostanza, se Natalia Ginzburg, in un articolo pubblicato su L’Unità il 22 marzo 1988, al momento delle più accese polemiche sulla liceità o meno della presenza dei crocifissi nelle scuole, scriveva:“La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? Sono quasi duemila anni che diciamo ‘prima di Cristo’ e ‘dopo Cristo’. O vogliamo smettere di dire così?.. Il crocifisso è simbolo del dolore umano. La corona di spine, i chiodi evocano le sue sofferenze. La croce che pensiamo alta in cima al monte, è il segno della solitudine nella morte. Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino. Il crocifisso fa parte della storia del mondo. Per i cattolici, Gesù Cristo è il figlio di Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l’immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e del prossimo. “Chi è ateo cancella l’idea di Dio, ma conserva l’idea del prossimo… Si dirà che molti sono stati venduti, traditi e martoriati per la propria fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di loro sui muri delle scuole non c’è immagine. “E’ vero, ma il crocifisso li rappresenta tutti. Come mai li rappresenta tutti? Perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei, neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà tra gli uomini. Gesù Cristo ha portato la croce. A tutti noi è accaduto di portare sulle spalle il peso di una grande sventura. A questa sventura diamo il nome di croce, anche se non siamo cattolici, perché troppo forte e da troppi secoli è impressa l’idea della croce nel nostro pensiero.“Alcune parole di Cristo, le pensiamo sempre, e possiamo essere laici, atei o quello che si vuole, ma fluttuano sempre nel nostro pensiero ugualmente. Ha detto ‘ama il prossimo come te stesso’. Erano parole già scritte nell’Antico Testamento, ma sono diventate il fondamento della rivoluzione cristiana. Sono la chiave di tutto”.A queste pagine, che a mio giudizio meritano soltanto una tacita ammirazione, un “cattolico” - che naturalmente ci tiene ad apparire “illuminato” - ha risposto che per lui i crocifissi vanno eliminati: “Io sono per una scuola laica” egli scrive “in uno stato italiano che troppo spesso si dimentica di essere laico. La "res publica" deve rimanere pubblica e non deve subire influenze di alcun tipo da parte della chiesa.” Quasi che “laico” significhi indifferente ai più profondi interrogativi dell’uomo, alle sue esperienza più sofferte, ai suoi ideali supremi, a tutta la sua dimensione spirituale - che certamente non è stata inventata dalla Chiesa!Ed è questo, forse, - e qui affrontiamo il primo punto sopra accennato - il problema più scottante della nostra vita politica: la preclusione alle più profonde esperienze, aspirazioni e necessità dell’umana natura per paura di essere tacciati di clericalismo. Come se il pensiero, l’arte, la poesia di ispirazione metafisica e religiosa, gli ideali politici fondati sulla considerazione dei bisogni morali e spirituali dell’uomo siano un’invenzione del clero cattolico! Non era certamente cattolico Platone quando nel dialogo Gorgia osservava che Pericle, Cimone, Milziade e Temistocle, maltrattati dai loro concittadini pur avendo arrecato grandi benefici ad Atene, erano stati loro stessi la causa dei maltrattamenti subiti, “giacché, senza pensare alla saggezza e alla giustizia, essi rimpinzarono la città di porti, di arsenali, di mura, di tributi.” Se avessero insegnato agli ateniesi la virtù, non sarebbero stati maltrattati, perché la virtù non è compatibile con l’ingratitudine.Si afferma che lo stato che voglia essere laico, in questioni morali e religiose deve essere neutro, per rispettare il pluralismo. Ma di fatto il pluralismo è un mito: vi sono soltanto due impostazioni fondamentali della vita: o si crede che nell’uomo ci sia una dimensione spirituale che lo rende superiore alle attrattive sensibili e perciò lo chiama a non essere da esse condizionato, o non ci si crede. In questo lo stato non può essere neutro: se rifiuta di fondare la propria politica sulla prima prospettiva, fatalmente si rende complice della seconda. Infatti i beni spirituali si possono negare o ignorare, ma quelli materiali no. Cosicché la legge può impedire che gli insegnamenti morali influiscano sui costumi, ma non può allora impedire che la massa della popolazione sia sedotta dall’attrattiva così concreta e possente del denaro, del sesso e del potere. Il risultato della nostra politica “neutra” sarà perciò che la vita finanziaria, amorosa e amministrativa si degraderà sempre di più e che le persone spiritualmente più ricche e sensibili si ritireranno sempre più da essa per vivere una vita più o meno eremitica. Ma ciò è estremamente innaturale: invece della collaborazione e dell’armonia abbiamo il contrasto e la disarmonia: la vita civile, abbandonata dallo spirito, diviene sempre più barbara e la vita spirituale, sempre più inorridita, si ritrae in solitudine e non è più quel lievito che dovrebbe essere. Cosa c’è di più bello di una sinfonia e che cosa significa sin-fonia se non congiunzione e collaborazione amorosa di suoni diversi per la creazione di un’armonia e di una melodia sublimi?Il giorno di Pentecoste gli apostoli erano chiusi nel cenacolo, quasi a custodire timorosamente il tesoro spirituale loro affidato. Ma quando discese su di loro lo Spirito Santo spalancarono le porte senza timore e riversarono su tutti i popoli di tutti i tempi la luce splendente dello Spirito divino: il Creator Spiritus, che avendo creato tutte le cose, di tutte è signore e, lungi dal lasciare ad uomini stolti - e a Chi nascostamente li dirige - il governo del mondo, ogni cosa vuol risanare e soavemente condurre al suo vero fine. E per questo si serve di poveri pescatori analfabeti e pieni di difetti. A quanto sembra non di politici! Del resto nei moderni parlamenti i pensieri migliori, più veri e più profondi, quasi fatalmente vengono scartati, e ciò non tanto per la perversità degli uomini, quanto per una legge sociologica - studiata a suo tempo dallo storico Augustin Cochin - che regola i gruppi umani fondati non sul contatto assiduo con la vita reale, ma sulla dialettica astratta della discussione e del contrasto di opinioni. In questi particolari agglomerati umani le persone più valide, legate alla realtà del lavoro e della vita, hanno sempre la peggio sui sofisti, anche perché chi è seriamente impegnato non ha tempo da perdere in chiacchiere, mentre gli abili dialettici che si beano nelle discussioni interminabili non hanno alcuna difficoltà a restare ore e ore nel club o nel circolo o in parlamento a mettere in gioco la loro brillante intelligenza astratta per fare infine prevalere l’opinione peggiore. A meno che l’esempio di una società civile sana e forte nei suoi buoni costumi e nelle sue convinzioni vissute non si imponga perfino a un parlamento. Si può dunque pensare che si debba dare meno importanza alla dialettica dell’alta politica e più importanza al lavoro giornaliero di tutti noi poveri pescatori semi-analfabeti e pieni di difetti, ma animati e rinnovati - si spera - dall’ispirazione amorosa dello Spirito Santo o, se non si è credenti, dalla saggezza dei secoli.Probabilmente queste riflessioni serviranno poco per orientare gli elettori - meno che mai chi le ha scritte - ma forse potrebbero essere di qualche utilità agli eletti. 31 maggio 2009, Solennità della Pentecoste

martedì 2 giugno 2009

Dalla Bibbia (Gn 1,27).

O uomo, perché hai di te un concetto così basso, quando sei tanto prezioso per Dio? Perché mai, tu che sei così onorato da Dio, ti spogli irragionevolmente del tuo onore? Perché indaghi da che cosa sei stato tratto e non ricerchi per qual fine sei stato creato? Tutto questo edificio del mondo, che i tuoi occhi contemplano, non è stato forse fatto per te? La luce in te scaccia le tenebre e ti circondano. Per te è stata regolata la notte, per te definito il giorno, per te il cielo è stato illuminato dal diverso splendore del sole, della luna e delle stelle. Per te la terra è dipinta di fiori, di boschi e di frutti. Per te è stata creata la mirabile e bella famiglia di animali che popolano l'aria, i campi e l'acqua, perché una desolata solitudine non appannase la gioia del mondo appena fatto...
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sabato 30 maggio 2009

Antidoti

I cattolici, oggi, vivono immersi nell'inquinamento. Come tutti, direte voi.
Solo che i cattolici devono respirare un miasma in più:
quel "politically correct" contro il quale non esistono scafandri

Ma antidoti sì.
Qui ne trovate qualcuno

http://209.85.129.132/search?sourceid=navclient-ff&ie=UTF-8&q=cache%3Ahttp%3A%2F%2Fwww.rinocammilleri.com%2F


mercoledì 13 maggio 2009

Se questo Papa è criticato a prescindere

http://www.libero-news.it/articles/view/544279

Ecco la preghiera deposta al Muro del Pianto .

«Dio di tutti i tempi nella mia visita a Gerusalemme, la Città della pace, casa spirituale di ebrei, cristiani e musulmani, porto di fronte a te le gioie, le speranze e le aspirazioni, le prove, le sofferenze e i disagi di tutti i tuoi popoli dovunque nel mondo. Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, ascolta il grido degli afflitti, dei timorosi, dei diseredati. Manda la pace sulla Terrasanta, sul Medio Oriente e su tutta la famiglia umana. Smuovi i cuori di tutti coloro che invocano il tuo nome affinché camminino umilmente nel sentiero di giustizia e compassione».

sabato 9 maggio 2009

" Perchè trascinare la Shoà dove non c'entra ? "

Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Cari onorevoli Pannella e Franceschini,
vi scrivo avendo notato il particolare interesse che nutrite in questi giorni per la storia del popolo ebraico, l'uno indossando una stella gialla (quella imposta dai nazisti agli ebrei, imitando le vecchie violenze ecclesiastiche) allo scopo di denunciare il grave scandalo che le sue iniziative sono poco seguito dai media, l'altro dichiarando che il decreto sulla sicurezza gli richiamava le leggi razziali che espulseroi i nostri padri dalla vita della nazione di cui erano cittadini settant'anni fa. Sei mesi fa lo stesso ricordo era destato da altre leggi sui nomadi, che evidentemente non sono più motivo d'allarme. Cambiano le ragioni ma resta il paragone. Capisco le alte e nobili motivazioni che vi spingono entrambi a usare per le vostre contingenti ragioni politiche degli episodi drammatici nella storia del mio popolo. L'onorevole Pannella vuol difendere gli italiani dal regime partitocratico che li opprime da sempre e l'onorevole Franceschini vede con preoccupazione l'Italia avvicinarsi al Turkmenistan: ottime lezioni di storia e geografia. Non c'è che dire, sono delle importanti ragioni per combattere. Grandi problemi collettivi. Che manchi meno di un mese alle elezioni in cui entrambi probabilmente perderanno voti e influenza naturalmente non c'entra con queste scelte, così morali di un linguaggio politico estremo. Capisco, cari onorevoli, che le vostre ragioni siano pure, e che in questo uso – diciamo un po' estensivo - dei nostri lutti, sia anche un segno di benevola attenzione nei nostri confronti; ma, da ingrato, devo confessarvi il mio disagio. Compatitemi, ma a leggere delle vostre brillanti iniziative propagandistiche, mi sento come se qualcuno, avendo urgente bisogno di farsi i propri comodi, avesse deciso di soddisfarsi sulla tomba della mia famiglia, o dovendosi lavare le mani, avesse tirato fuori dalla teca di un museo una di quelle saponette che i nazisti usavano confezionare coi corpi dei nostri morti. Funzionale, certo, ma quanto meno un po' disinvolto.
Gentile onorevoli, se volete denunciare e fare scandalo, perché non attingete al repertorio nazionale italiano e lasciate stare cose dolorose che non c'entrano? Se all'onorevole Franceschini non piacciono le leggi sugli immigrati clandestini, perché non dice che gli ricordano Radetzki, o gli unni, o i Borboni? Se Pannella vuole mostrare che è perseguitato, perché non si veste da gladiatore o da Giordano Bruno al rogo? Perché parassitare le nostre ragioni di lutto e banalizzarle? Se si incontra un funerale che non ci riguarda, è di buon gusto approfittarne per distribuire volantini? Siete fra quelli che si infilano dietro le ambulanze per saltare i semafori? Voi dite che ci sono anche alcuni ebrei che vi hanno più che giustificati, sostenuti (in particolare con l'onorevole Franceschini)? Ma quelli sono i soliti ebrei "democratici" (nel senso del PD, come prima erano ebrei "comunisti", nel senso del Pci) giornalisti e intellettuali, che amando il loro partito più del loro popolo, pensano di essere i soli giusti del tempo, probabilmente perché hanno la tessera giusta in tasca. Non rappresentano nessuno se non se stessi – e i vostri elettori, forse. Onorevoli Pannella e Franceschini, ascoltate me. Se volete bene al popolo ebraico e avete rispetto e magari portate la colpa collettiva delle leggi razziali e di quel che ne seguì, parlate di Odoacre e di Silvio Pellico e non trascinate la Shoà dove non c'entra. Se proprio vi interessa combattere il nazismo, occupatevi del tentativo di Shoà prossima ventura, che si progetta in Iran e dintorni. Ve ne sarò grato.

martedì 5 maggio 2009

Chi sa insegnarmi a fare dentro di me il silenzio ?

Beata Teresa di Calcutta (1910-1997), fondatrice delle Suore Missionarie della Carità
No Greater Love


« Le mie pecore ascoltano la mia voce »


Riterrai difficile pregare, se non sai come fare. Ognuno di noi deve aiutare se stesso a pregare: in primo luogo, ricorrendo al silenzio; non possiamo infatti metterci in presenza di Dio se non pratichiamo il silenzio, sia interiore che esteriore. Fare silenzio dentro di sè non è facile, eppure è uno sforzo indispensabile; solo nel silenzio troveremo una nuova potenza e una vera unità. La potenza di Dio diverrà nostra per compiere ogni cosa come conviene; lo stesso sarà riguardo all'unità dei nostri pensieri con i suoi pensieri, all'unità delle nostre preghiere con le sue preghiere, all'unità delle nostre azioni con le sue azioni, della nostra vita con la sua vita. L'unità è il frutto della preghiera, dell'umiltà, dell'amore.

Nel silenzio del cuore, Dio parla; se starai davanti a Dio nel silenzio e nella preghiera, Dio ti parlerà. E saprai allora che non sei nulla. Soltanto quando riconoscerai il tuo non essere, la tua vacuità, Dio potrà riempirti con se stesso. Le anime dei grandi oranti sono delle anime di grande silenzio.

Il silenzio ci fa vedere ogni cosa diversamente. Abbiamo bisogno del silenzio per toccare le anime degli altri. L'essenziale non è quello che diciamo, bensì quello che Dio dice – quello che dice a noi, quello che dice attraverso di noi. In un tale silenzio, egli ci ascolterà; in un tale silenzio, parlerà alla nostra anima, e udremo la sua voce.

sabato 2 maggio 2009

Il potere della "Cosa"

“Qual è la tua ipotesi?” domandai a Bouval. “Secondo te quale poteva essere il vero scopo dei costruttori delle piramidi?”

“Non le costruirono di certo perché volevano una tomba eterna” mi rispose deciso. “A mio avviso, erano sicurissimi che sarebbero vissuti in eterno. Fatto sta che,chiunque fossero questi costruttori,ci riuscirono:riuscirono a trasmettere la potenza delle loro idee attraverso qualcosa che è a tutti gli effetti eterno. Riuscirono a creare una forza che è funzionale di per sé, ammesso che la si comprenda, e quella forza è costituita dalle domande che ti sfida a porre. Secondo me conoscevano alla perfezione la mente umana. Conoscevano il gioco del rito....Giusto? Parlo sul serio. Sapevano il fatto loro. Sapevano di poter iniziare la gente al loro modo di pensare in un futuro molto lontano anche se non potevano essere presenti di persona. Sapevano che potevano riuscirci creando una macchina eterna, la cui funzione fosse quella di generare domande.”

Immagino di aver reagito con un’espressione perplessa.

“La macchina sono le piramidi!” esclamò Bouval. “Anzi, l’intera necropoli di Giza. E guarda noi. Che stiamo facendo? stiamo facendo domande. Ce ne stiamo qui tremanti, ad un’ora impossibile, a fissare il sole che sorge e poniamo domande, una infinità di domande, proprio come siamo stati programmati per fare. Il fatto è che siamo nelle mani di veri maghi ed i veri maghi sanno che con i simboli -con i simboli giusti, le domande giuste- possono guidarci ad iniziarci da soli. A condizione, cioè, che siamo persone che si pongono domande. E, se lo siamo, allora nello stesso momento in cui cominciamo a porci domande sulle piramidi cominciamo ad imbatterci in tutta una serie di risposte che portano ad altre domande, e poi ad altre domande ancora finché finalmente ci iniziamo da soli...”

“Spargi il seme...”

“Si, spargevano il seme. Credimi, erano dei maghi e conoscevano il potere delle idee.....Sapevano come far crescere e sviluppare le idee nella mente delle persone. E se si parte da questo genere di idee, e si segue il processo di ragionamento come ho fatto io, si arriva a cose tipo Orione e il 10.450 a.C. In breve, si tratta di un processo che funziona autonomamente. Una volta entrato, una volta fissato nel subconscio, diventa una conversione spontanea. Una volta che è presente non gli si può assolutamente resistere...”

“Tu parli come se il culto di Giza, qualunque fosse –Incentrato sulla precessione (degli equinozi, mia nota), sulla geometria, sulle piramidi, sui Testi delle piramidi- parli come se tutto questo esistesse ancora.”

“Ed in un certo senso esiste davvero” rispose Robert (Bouval). “Anche se il guidatore non è più dietro il volante, la necropoli di Giza è ancora una macchina progettata per suscitare domande.”

Tacque ed indicò la cima della Grande Piramide dove Santha ed io nove mesi prima c’eravamo arrampicati, in piena notte.

“Guarda la sua forza”, riprese. “Cinquemila anni dopo ti prende ancora. Ti coinvolge che tu lo voglia o no...Ti costringe ad iniziare un processo cognitivo....Ti costringe ad apprendere. Nel momento stesso in cui ti poni una domanda che la riguarda fai una domanda di ingegneria, fai una domanda di geometria, fai una domanda di astronomia. Quindi ti costringe ad apprendere nozioni di ingegneria, di geometria, di astronomia, e a poco a poco cominci a renderti conto di quanto sia sofisticata, di quanto i suoi costruttori dovevano essere intelligenti, abili ed edotti, la qual cosa ti costringe a porti domande sull’umanità, sulla storia umana, e infine su te stesso.
Vuoi riuscire a capire.

Ecco, questo è il Potere della "Cosa”

Da “IMPRONTE DEGLI DEI” di Graham Hancock –Il Corbaccio-

martedì 28 aprile 2009

Lo stato attuale dei cattolici Sedevacantism e antipapi

Forse interessa conoscere quanto qui riportato.

http://www.cesnur.org/2009/plz_sedevacantism.htm

lunedì 27 aprile 2009

E' forse questa la cappella della Madonna del Carmine ?


Peccato che non riesco a copiare l'immagine dove si vede anche l'altare, ma si può trovare andando a questo link

http://www.italianchurch.org.uk/Photographs.aspx?gal=000-Chiesa#

Un altare in scagliola di marmo


Dedicato a Marcello
Un'amica, di ritorno da un viaggio a Londra, conoscendo della mia passione e ammirazione per le cose belle, mi ha portato un libro illustrato, magnificamente stampato, che parla della St Peter's Italian Churc (Chiesa Italiana di San Pietro). E' una chiesa fondata nel 1863 da San Vincenzo Pallotti, per gli emigranti italiani di Londra.
All'interno della chiesa vi sono tre cappelle laterali, delle quali una è dedicata alla Madonna del Carmine. La sua ricorrenza è il 16 luglio, e in tale data, o nella domenica immediatamente successiva, in quella chiesa si svolge una solenne processione (di fatto questa processione sembra sia stata la prima manifestazione pubblica di fede della Chiesa Cattolica sin dai tempi della Riforma di Enrico VIII ed è ancora ora uno dei pochi eventi di questo tipo a Londra).

Mi ha colpito la descrizione della Cappella, per la quale tra l'altro è scritto:
La bella statua della Madonna del Carmine è solennemente portata in processione durante la tradizionale e sentitissima festa di metà luglio. Nella cappella è fiancheggiata dai mosaici con i santi patroni d'Italia Santa Caterina e San Francesco. L'altare è di scagliola di marmo blu e di madreperla. Nella nicchia a destra vi è un bel Crocifisso, e sotto un'immagine della Sindone di Torino.

giovedì 23 aprile 2009

Dio è una variabile indipendente.

E’ particolarmente scoraggiante, dal punto di vista evolutivo, ma anche dal punto di vista scientifico per la verità, la specie di editto in virtù del quale, un musulmano non può ricevere o donare organi ad un esponente di altra religione e viceversa.

Ho paura di queste manifestazioni di religioni che, in linea teorica, dovrebbero unire anziché dividere.
Gesù, dove è finito il tuo “buon Samaritano”? Cosa ne hanno fatto?

Ho paura delle religioni in genere e della loro sicurezza: della sicurezza dell’esistenza di Dio, del definirsi rappresentanti dello stesso Dio in terra, di come pretendono di pontificare sul Bene e sul cosiddetto Male, ecc.

Ma da dove deriva loro, questa sicurezza, Dio solo lo sa.

E poi, è proprio così importante avere la sicurezza della Sua esistenza? Si è proprio sicuri di volere avere la certezza di questa esistenza?

Se, Dio non voglia, dovessimo averne la certezza, la nostra vita non sarebbe altro che una noiosa litania di paure e di uniformità di comportamento, sarebbe una noia, insomma, la tomba dell’Evoluzione spirituale.

Si vuole, invece, mettere la noiosa certezza con il meraviglioso Dubbio? Con la Fede non fideistica agostiniana bensì quella complementare alla Ragione?

Insomma non sarebbe un ottimo indicatore evolutivo il fatto che ci comportassimo in maniera civile perché la nostra Ragione ci dice di farlo e non perché c’è la sicurezza di un Dio che starebbe sempre lì attento a quel che facciamo ed implacabile nella punizione, magari eterna, altra grande eresia, questa?

E queste religioni, poi, che pretendono di rappresentare il Dio in terra!

Ma veramente credono che questa enorme Forza, Spinta Creatrice, impensabile per la nostra mente, questa Intelligenza infinita, abbia bisogno di essere rappresentata?

Ma andiamo, signori!! Questo è puerile.

Così come è puerile chi, non dando credito alle religioni, esclude l’esistenza di Dio come se le stesse religioni ne avessero l’esclusiva. Parafrasando un celebre detto sindacalese, si può dire che Dio è una variabile indipendente dalle religioni.

Ed è anche puerile chi dice che se Dio vuole che si creda in Lui, si facesse vedere, si mostrasse, facesse qualche eclatante miracolo.

Questo discorso è un po’ come se un batterio dicesse che non crede al Sole: che questi si facesse vedere ed allora il discorso sarebbe diverso…

Ma il fatto è che il Sole esiste, è lì e se non ci fosse, il batterio morirebbe. Punto.

Ecco, il discorso è simile ed ancora: ma perché mai Dio dovrebbe dimostrare qualcosa ed a chi?

Ma veramente si crede che abbia di queste esigenze?

Ecco perché le religioni mi fanno paura: perché, dicono loro, hanno certezze.

Ed io delle certezze non mi fido e sono, per di più, dannose, addormentano il cervello: è così e basta, è inutile pensare.

Molto meglio il benefico Dubbio: stimola il cervello ed è una perfetta macchina virtuale che costringe a farsi domande e quindi, a pensare.

Ed è proprio nel fatto che noi,non avremo mai la certezza della Sua esistenza, che io ci vedo Dio.

Ed il Dubbio è un Suo magnifico dono.

La VERA Liberazione

Cimitero Americano dei Falciani


Il cimitero occupa una superficie di 28 ettari che in parte si estende nel territorio comunale di Impruneta in località Falciani, e la restante parte ricade sotto l'amministrazione del comune di San Casciano Val di Pesa, in località Scopeti (FI)


ingresso


Iniziato a costruire nel 1949, quando vi vengono seppellite le prime salme, viene completato nel 1959 e ufficialmente inaugurato nel 1961. Gli architetti McKim, Mead e White di New York vengono incaricati della progettazione del cimitero e del memoriale, mentre gli architetti paesaggisti Clarke e Rapuano provvedono alla sistemazione delle aree verdi.


bandiera



Il cimitero sorge in un'area in lieve declivio immersa in una zona boschiva e attraversata dal fiume Greve. La monumentale costruzione del memoriale, posto alla sommità della distesa di croci bianche disposte sul pendio collinare, è individuabile anche a distanza sia percorrendo la superstrada Firenze-Siena che la via Cassia.


Il territorio circostante, caratterizzato da un'intensa e rigogliosa vegetazione, conferisce al luogo un pregevole valore ambientale e paesaggistico. Nel 1947 la Commissione americana per i monumenti di guerra, costituita nel 1923, si occupa di riunire in sepolcreti permanenti le salme dei militari caduti sul suolo straniero durante il secondo conflitto mondiale.


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Due accessi dalla via Cassia convergono, tramite un percorso a esedra, all'ingresso costituito da due costruzioni speculari a un piano rivestite in marmo bianco che ospitano la portineria e una saletta di accoglienza per i visitatori. Oltrepassato il ponte sulla Greve, cipressi, platani e querce circondano il sepolcreto che si estende in lieve declivio.


Le 4.402 salme disposte in otto sezioni sono individualmente contrassegnate da croci latine per i caduti di religione cristiana e da stelle di Davide per quelli di religione ebraica.


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Il Sacrario


In posizione centrale, due ampi viali alberati conducono in cima alle tre terrazze sulle quali sorge il memoriale dedicato ai caduti di guerra le cui spoglie non sono mai state recuperate. Il sacrario consiste di due atri rivolti verso valle collegati tra loro da un muro rivestito da lastre di granito rosa di Bavano su cui vi sono riportati 1.409 nomi e relativi gradi, unità di appartenenza e stato di origine dei dispersi.


All'interno dell'atrio a nord, su un'intera parete è stata realizzata una mappa con scaglie di marmo a intarsi, disegnata da Bruno Bearzi, che riproduce le operazioni belliche condotte nel nord Italia. Le iscrizioni sui pannelli di granito che ricoprono le pareti laterali descrivono la mappa con testo in inglese e in italiano.


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Dal vestibolo a sud si accede, tramite una porta in bronzo e vetri, alla cappella. Si tratta di un vano di modeste dimensioni interamente ricoperto di marmi colorati, dietro l'altare di marmo nero del Belgio si trova un prezioso mosaico disegnato da Barry Faulkner e realizzato da Fabrizio Cassio, raffigurante la rimembranza. Le due paraste ai lati dell'altare sono di marmo rosso Colle mandino della Versilia così come le pareti interne, il pavimento è di lastre di marmo verde serpentino, mentre un lucernario a stelle permette alla luce diurna di filtrare all'interno della cappella.


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All'esterno, sotto i due vestiboli, due fontane a getto continuo sono disposte in due vasche di forma rettangolare con rivestimento di travertino. Davanti al sacrario si eleva una stele alta 20 m di forma prismatica rivestita di travertino alla cui sommità è posta una scultura in marmo dello scultore Sidney Waugh, raffigurante lo spirito della pace.


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Grazie America




(la descrizione da wikipedia le immagini gentilmente inviateci dal Claudio)

domenica 19 aprile 2009

ALCUNE OSSERVAZIONI SULLA TRASFIGURAZIONE DI CRISTO

La civiltà mesopotamica aveva elaborato la credenza in un alone luminoso, melammu, irraggiante dagli dei e dalle loro statue. Da questa concezione discende nel tempo l’analoga concezione, inizialmente diffusa nel Vicino Oriente antico e nell’area indoiranica, di un’aureola luminosa caratteristica dei personaggi divini e dei sovrani legittimi. Particolarmente forte era nelle culture persiane ed indiane la nozione di “gloria luminosa”, varenya in lingua vedica, “Luce di Gloria” xvarnah, in lingua iranica, luce della primigenia creazione di Ahura Mazda, il cui simbolo è la luminosità dell’alba . Questa concezione interessa anche il mondo mediterraneo, giungendo a rappresentare il fondamento della credenza nelle apparizioni luminose, quali si possono ritrovare nel trattato Sui misteri del filosofo neoplatico Iamblico, oppure nella narrazione della nascita di Gesù contenuta nel Vangelo di Luca, ove il bambino neonato è presentato circondato dal fulgore delle schiere angeliche (particolare di probabile derivazione persiana, non solo nella luminosità ma anche nella presenza degli angeli) nei racconti evangelici (Mc. 9,1; Mt.17,1; Lc. 9,28) della trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor, oltre alla narrazione degli Atti degli apostoli di Luca della discesa pentecostale dello Spirito Santo. Uno sviluppo della dottrina del melammu mesopotamico è anche la narrazione buddista della “trasfigurazione” di Sakiamuni, il quale, attorniato dai suoi discepoli, risplende circonfuso di luce sulla sommità di una scalinata della città indiana di Sankashya, episodio che si può porre in parallelo al suddetto episodio evangelico ambientato sul Tabor. Anzi, alcuni “eretici” della chiesa cristiana antica ritenevano che Gesù fosse diventato Dio a tutti gli effetti soltanto al momento della Trasfigurazione sul Tabor.
Tra le fonti che hanno condotto alla formazione del passo, si deve considerare anche il racconto di Es 24,12-18, dove Mosè e Giosuè salgono sul monte Sinai per ordine di Jahvé, mentre la “gloria divina” si irradia sul monte ed una nube incombe sulla montagna stessa. Una volta salito, Mosè s’inoltra nella nube. Si deve segnalare tra le fonti anche un altro passo, quello di Es 34,29-35, che dice che il volto di Mosè divenne luminose mentre si trovava in colloquio con Jahvé, inducendo a timore gli ebrei. Non si deve neppure dimenticare che nel giudaismo antico veterotestamentario esiste l’idea che alla fine dei tempi i volti dei “giusti” saranno circonfusi di luce, non diversamente dalle loro vesti. Infatti, nel giudaismo ellenistico si riteneva che, dopo la fine del mondo, il Giudizio Grande e la risurrezione, i giusti assumessero l’aspetto luminoso caratteristico degli angeli, luce che è quella divina e che si irradia dal Santo verso tutti gli esseri degni di essere partecipi della sua gloria. Anche lo splendore delle vesti appartiene al repertorio tradizionale ebraico delle immagini della condizione post mortem, per poi passare al Nuovo Testamento, oltre che il testo evangelico anche l’Apocalisse di Giovanni (Henoch, 62,15.16; Ap 3,4; 7,9). Inoltre, l’immagine della trasfigurazione luminosa delle vesti appartiene, prima ancora che alla religione sumerica, egiziana od a qualsiasi altra, all’attività mitopoietica della psiche umana; non sorprende pertanto che questa immagine simbolica appaia anche altrove, come ad esempio nelle fiabe, in cui la figlia del re, liberata dalla prigionia, porta vesti celesti nelle tre notti precedenti le nozze, nelle ore della massima luminosità del sole, della luna e delle stelle. Fiabe del genere sono, tra i racconti dei fratelli Grimm, Cenerentola od il Tamburino.
Nel racconto evangelico della Trasfigurazione del Cristo si ha l’applicazione di questo ordine di credenze ad un essere che è ritenuto, per applicare un termine induista in modo improprio, un “liberato in vita”. Il Cristo ascende verso la montagna e giunge a superare la realtà immanente, la Terra, per arrivare al Cielo, il livello trascendente, dove riceve la trasfigurazione luminosa che attende tutti i beati in futuro. La venuta del Cristo è già una attualizzazione delle speranze escatologiche, o meglio una loro promessa ed annuncio.
Proprio per questa sua valenza simbolica, l’immagine della Trasfigurazione ha conosciuto grandissima fortuna nel cristianesimo greco-orientale, cioè l’Ortodossia, che ne ha fatto uno dei modelli ispiratori della sua mistica, in particolare attraverso l’idea di luce divina increata, che viene ad essere partecipata all’uomo. La diversità fra cristianesimo greco e latino passa anzi anche per la diversa concezione della Trasfigurazione e l'interpretazione del concetto di "luce taboritica".

sabato 18 aprile 2009

La Resurrezione della carne?

"Noi ci volgiam coi principi celesti
d'un giro e d'un girare e d'una sete,
ai quali tu del mondo già dicesti:
”Voi che 'ntendendo il terzo Ciel movete"

Ma perché poi, ci dovrebbe essere questa resurrezione della carne? E come si dovrebbe risorgere? Nella forma migliore? E qual è la forma migliore? Uno vorrebbe la madre come la ricorda da bimbo. Un marito la vorrebbe nel fiore della sua giovinezza, invece. Un padre la vorrebbe da ragazza, prima che lasci la casa.
Io non la voglio!
Perché dovrei essere limitato dalla dimensione sensoriale?
Un buon oratore oppure scrittore si distingue per questo: esprime bene il concetto che ha in mente, supera il "collo di bottiglia", la strettoia che inevitabilmente si presenta quando si passa dal campo delle idee, immateriali ma ben presenti, al campo fisico tramite scritto o parole. Ne derivano revisioni, rifacimenti, riletture ecc.
Succede allo studioso, al poeta, ad un artista che, quando ha ancora voglia di continuare a lavorare, a creare, deve cedere alla stanchezza del corpo che lo chiama fortemente al riposo facendolo crollare per il sonno, magari con la penna in mano.
La mente non ha di questi problemi ma, dovendosi servire del "soma"per poter esprimersi, deve sottostare, assoggettarsi ai suoi limiti.
Ma se non fosse più vincolata alla materia con tutte le sue limitazioni non sarebbe meglio per la nostra parte sottile?
Potrebbe essere un lampo di luce nel buio, superare barriere temporali, esprimersi a velocità del pensiero senza parlare o scrivere. Potrebbe avere una visione ben più ampia di una immensità che forse, qui, non riusciamo neanche ad immaginare. Gli artisti, i poeti, gli scrittori, sono delle finestre in queste dimensioni.
Non potrebbe darsi, infatti, che l'ermetico "Mi illumino di Immenso" sia riferito a questa Dimensione? Una visione, una ispirazione del Poeta. Rende in maniera eccellente il concetto di come potrebbe essere una mente libera dalla materia. Il versetto non sarebbe più ermetico, sotto questo punto di vista almeno, bensì molto chiaro ed illuminante.
Ecco, io non voglio risorgere nella carne bensì rinascere “nello Spirito” come dice del resto, Gesù a Nicodemo.
Io spero di essere messo in condizioni di conoscere senza avere i limiti biologici, di sentire senza la radio e vedere senza la televisione, per fare un esempio banale. Vorrei essere libero di ascoltare e vedere tutto quello che i sensi mi impediscono di fare adesso.
Vorrei fortemente diventare uno di quelli che”Voi che 'ntendendo il terzo ciel movete”.
Allora, solo allora e forse, potrò cominciare a capire, e magari ancora molto alla lontana, la grandezza del Creatore, il Signore di tutte le Cose.

giovedì 16 aprile 2009

Obama, l'Anticristo

Su altro sito un'amica ci dice : "...il prode Presidente è intervenuto alla Georgetown University, università cattolica di Washington DC. Prima di partecipare all'evento il suo staff ha chiesto che venissero cancellati tutti i simboli cristiani dalla sala dove si sarebbe svolto l'evento, comprese le croci e le iniziali del nome di Gesù (IHS).

Con chi abbiamo a che fare? Chi è Obama? Solo un idiota come Zapatero o c'è dell'altro?
Sarebbe interessante andarsi a leggere l'Anticristo di Solovev, quante analogie col figo presidente americano...
Claudia

Con questo link troverete maggiori informazioni :
http://www.giornalettismo.com/archives/9310/barak-obama-lanticristo/

mercoledì 15 aprile 2009

Alcuni link interessanti

http://www.cesnur.org/2009/mi_crisi.htm

http://www.cesnur.org/religioni_italia/i/induismo_09.htm

http://www.cesnur.org/2009/mi_facebook.htm

martedì 14 aprile 2009

Ricordando Gesù a Pasqua

“…Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.”

Dicono che i quattro vangeli canonici siano stati rimaneggiati dall’allora nascente Religione Cattolica Romana.
E’ possibile. Non credo però, che come asseriscono alcuni critici, siano stati scritti apposta per la religione detta. Questo perché dicono tutti e quattro le stesse cose, grosso modo, e questo fa pensare che invece, chi li ha scritti voleva solo fare opera di testimonianza: ecco, c’è stato un Uomo che ha fatto resuscitare Lazzaro, ha guarito i nati ciechi, ha cambiato acqua in vino ecc. Una semplice testimonianza dei fatti più eclatanti, insomma, che hanno stupito chi li ha scritti. Se fossero stati scritti sotto dettatura di comodo, sarebbe logico ritenere che, ogni Vangelo trattasse di un aspetto diverso. Ad es.: uno politico, uno religioso e quant’altro: li avrebbero scritti per creare una dottrina anziché “adattarli” ad una dottrina.
Confortato da questa considerazione, ho cercato nel corso degli anni, e spinto da necessità spirituali dovute ad un drastico ed improvviso cambiamento del mio punto di vista di considerare la Vita, di vedere se, nel corso dei secoli, le parole di Gesù hanno trovato riscontro alla luce dei progressi scientifici e morali nel frattempo avvenuti nella società umana.
Dopotutto, mi dicevo, Lui stesso ha detto “Il cielo e la terra passeranno ma le mie parole non passeranno”.
Qui, la Religione e la Fede non hanno niente a che vedere. Sono constatazioni basate sulla realtà dei fatti, e dunque:
Il fatto del pane e del vino:
Gesù sapeva perfettamente che provengono da prodotti che hanno il più alto coefficiente di trasformazione dell’energia solare in energia chimica assimilabile dall’uomo.
Del resto, già il grano è, di per sé, un mistero: chissà chi ha trasformato il frumento portando i sette cromosomi del suo selvatico progenitore a ben quarantadue permettendo così, la conservazione degli alimenti e quindi, creando le basi della società umana: Cerere chi era? Per non parlare della fermentazione alcolica della spremuta di uva che la trasforma in vino, moderatamente alcolico ma, pura energia, che permette di affrontare dure fatiche fisiche. Sarebbe interessante sapere come l’Uomo c’è arrivato e chiedersi anche chi era Bacco. Per non parlare d’altro.
Si si, d’accordo: i primitivi pelosi hanno raccolto le spighe più alte, più grosse, più belle e le hanno riseminate, hanno risolto, da veri geni, il problema delle rachidi e delle glume ecc. ecc. I genetisti di oggi sono dei dilettanti a confronto!! Chissà la Monsanto cosa pagherebbe per avere a libro paga qualcuno di questi nostri progenitori.

Meglio stendere un velo pietoso e considerare, piuttosto, che ristretti circoli di veri scienziati, hanno mandato la sonda Keplero per avere una conferma attendibile di “prove esterne” alle nostre vicissitudini evolutive.

La questione, del resto, è quella di interpretare chi rappresentava il monolito di "2001 Odissea nello Spazio" il quale, quando compariva, faceva compiere un salto evolutivo all'umanità. Salto non solo inteso in termini di Scienza ma anche di evoluzione spirituale, aggiungo io.


C’è poi la storia di Maria Maddalena che, mentre gli profumava i piedi con pregiato unguento, è stata oggetto di critiche dai presenti.
Gesù disse a questi che, mentre di loro non sarebbe rimasta traccia, della Donna in questione si sarebbe continuato sempre a parlare nel corso dei tempi.
E, non si può dire che non sia vero! E’ molto fitto il mistero attorno a questa Donna. Chiunque si prefigge di calunniare Gesù è costretto a parlarne e quindi, ad avvallarne la profezia.
Quindi sapeva benissimo anche di che tipo di calunnie sarebbe stato oggetto nel corso dei secoli a venire. E questo non è affatto trascurabile.
Ed ancora. E’ validissima, se non futuribile ancora per noi, purtroppo, la lezione stupenda di non violenza. Sulla Ragione e sulla violenza:
Al servo “zelante” di Caifa che lo colpisce duramente al volto durante l’interrogatorio da parte del clero, Gesù ribatte: “Se ho sbagliato dimmi dove altrimenti, perché mi percuoti?”
Seguitando, arriviamo ad oggi:
Chi sia Konrad Lorenz lo sanno tutti. Orbene, nel suo bellissimo “L’Anello di Re Salomone” descrive una sua scoperta circa le leggi che regolano la sopravvivenza e la convivenza tra animali.
Il discorso sarebbe lungo, ma è opportuno sintetizzarlo anche perché è molto famoso.
Cita molti esempi ma quello del lupo e del cane è il più semplice.
In caso di lotta tra due contendenti, quando uno soccombe offre, istintivamente, al vincitore il punto più vulnerabile, nell’esempio in corso, la gola. Il vincitore vorrebbe finirlo, schiuma ma, di fronte a questo gesto, è costretto a fermarsi, è inibito, è più forte di lui, deve per forza smetterla. Conclude il Lorenz che, sebbene non si conosca il come ci sia questa inibizione(che poi ed in ultima analisi, è questo il fulcro dell’eterna diabitra tra creazionisti ed evoluzionisti) se ne conosce il motivo: se non scattasse questa inibizione, in breve tempo, la razza sarebbe estinta.
Ecco, non ricorda il famoso, discusso, frainteso “porgi l’altra guancia”?
Si badi bene che il riferimento a Gesù lo fa lo stesso Nobel nel libro, il quale conferma, involontariamente, l’Insegnamento dopo 2000 anni.
Sulla base di queste considerazioni, necessariamente brevi ma che chiunque può approfondire ammesso che il discorso interessi, ci penserei un momentino nello spacciare per “leggenda” la figura di Gesù, come fanno alcuni.
Qui non è questione di credere o meno.
Qui si tratta di constatare una realtà. La differenza, a quanto pare, è sostanziale.

Disordine continuo che crea un ordine che impressiona...

Padre Aldo ci scrive anche oggi e ci testimonia come si sta di fronte al dolore:

Cari amici, Susanna è una donna sola, ammalata di cancro, ricoverata nella mia clinica. Vive notte e giorno pregando. La sua vita è piena di letizia, certa com’è che Cristo le vuole bene. La sua storia è dolorosissima. Otto anni fa un aereo mentre tentava di atterrare all’aeroporto di Asuncion, è caduto sopra la sua casa. Il bilancio: suo marito, i suoi cinque figli più quattordici parenti, uccisi sul colpo e bruciati nel disastro.

Da quel momento per Susanna il vuoto, la solitudine si sono aperti in modo spaventoso davanti ai suoi occhi. Piano paino ritrovò nella fede le certezze, quelle certezza che in questo momento tutti abbiamo bisogno che ci permettono di rispondere come Marta, la sorella di Lazzaro, il morto che già puzzava, alla domanda di Gesù: “Tuo fratello non è morto, ma vive. Credi tu questo?”. E lei: “Sì Signore io credo”. Vederla lì nel letto, piena di pace mentre il cancro la consuma, con il rosario in mano non può non farmi toccare con mano cos’è la fede, la speranza e la carità. Il dolore per lei non è mai stato obiezione a Cristo, ma il cammino ad una familiarità con Cristo che riempie di pace. Un segno inconfondibile del Mistero.

Ippolito è una di quelle sorprese della Provvidenza che mai mi lasciano tranquillo. Dio è l’imprevisto. E la realtà ne è la manifestazione. Dio rompe, rompe sempre … per cui tu che lo segui, poi rompi, rompi a tutti, che non capiscono. E la realtà è la sua voce, è la modalità con cui rompe …

Domenica della Palme. I tre “fraticelli”, uno dei quali per il peso un “fratone”, sono in cucina alle 7.15 del mattino, dopo le preghiere, a prendersi un caffè. Dopo cinque minuti ognuno con gli indumenti sacri è pronto per la processione. Bussano alla porta: è la polizia. Sorpreso domando: “Cercate Padre Paolino, il comico della casa?”. “No padre, cerchiamo lei”. “Cosa succede adesso?”. Domando. “Padre, abbiamo un regalo per lei nel portapacchi del furgoncino. È un mendicante che l’uragano della notte ha portato giù nel torrente insieme al materasso, una grossa spugna. Non ha nessuno, è anziano, trema per il freddo dell’acqua di cui è inzuppato”. Rimango sconcertato e se non fosse stato per quell’abbraccio di vent’anni fa del Giuss, di Alberto, di Massimo, di Carron, avrei fatto come tutti, preti e non preti: scusate, ho da fare, ha la processione, ho la regola della casa, ho un programma, sono il parroco … e chi più ne ha più ne metta. Ma quell’abbraccio di vent’anni fa, quelle famose parole “come darebbe bello, Aldo, che qualcuno ti facesse compagnia quest’estate!” Alle quali io avevo risposto: “Ma dove, Giussani, trovi un uomo e meno un prete, che hanno sempre da fare, disposto a fare compagnia a questo derelitto?” E lui: “bene, ti porto con me.” … mi sono subito arreso e ho detto ai padri: “Andate voi alla processione, celebrate voi la Messa e io mi prendo in casa questo povero Cristo. Sì questo povero Cristo, perché di Cristo si tratta, - scusate se è una bestemmia – più Cristo di quello della liturgia”. L’ho abbracciato e baciato e poi mi sono inginocchiato davanti a lui, ho pregato. Non poteva credere ai miei occhi. Ho visto me in lui, ho visto il mendicante che sono in lui. Ho abbracciato Cristo, ho adorato Cristo. Poi l’abbiamo subito rifocillato, lavato e dato una stanzetta. Ippolito da subito è diventato un altro. Ha sorriso, capite, ha sorriso. Sono passati otto giorni. Ebbene quell’uomo è oggi la pietra angolare della nostra casetta-famiglia per anziani abbandonati, uomini. Già c’era quelle delle donne. Oggi è nata la casa “S. Gioacchino”. Arredata a nuovo, bellissima, come nessuna casa dove ho vissuto in 62 anni. Una gara di generosità di persone, commosse da Cristo, ha fatto il miracolo della seconda casa per anziani. Iniziamo lunedì con tre e poi altri tre. Sei in tutto. Niente di programmato, di ipotizzato. Ma Dio, il Mistero non programma. È l’imprevisto per eccellenza. È un Avvenimento. La realtà, se la guardo, mi risponde in ogni istante. Obbedire alla realtà è il mio dramma quotidiano, perché la realtà non solo non mi lascia mai tranquillo, mi scompone i piani, ma grida: Egli è qui, non lo vedi? Mi rende familiare il Mistero. Molti mi dicono che sono imprevedibile, incontenibile. E che posso rispondere se non indicando che non sono io che me le cerco, ma è la realtà che indica il cammino. Ma la realtà è sempre provvidenziale. Così mentre Ippolito dormiva il giorno delle Palme nella Messa delle 19, la Provvidenza mi ha ringraziato del gesto del mattino. Come? Si avvicina un grande industriale e mi dice: dimmi di cosa hai bisogno per il nuovo ospedale, per la nuova casetta di Betlemme e te la darò. Avviso l’ingegnere che gli manda una mail: per iniziare a chiudere la parete della clinica abbiamo bisogno di 150.000 mattoni etc. etc. Il giorno dopo già i primi camion sono arrivati. Ma la provvidenza non si è fermata qui. La stessa domenica, alle 22 Padre Paolino riceve una telefonata. È il tesoriere: “Padre Paolino nella colletta c’è un assegno di 5.000 dollari intestato a Padre Aldo, firmato Enzo”. Paolino mi lascia dormire, ma il giorno dopo la prima cosa che fa è “guarda …”. Mi sono commosso: era lo stesso dei mattoni.

Amici: “Credi tu questo?”. Da vent’anni ogni giorno, ogni stante per me questa è l’unica domanda vera, umana, seria ed economicamente intelligente. Lo capissero i Bocconiani! Ma che importa: Ippolito adesso è contento e grazie a lui è nata la seconda casetta per anziani e altri mendicanti saranno felici, ed altri avranno lavoro. Il tutto accaduto la domenica delle Palme in cinque minuti che hanno “disordinato” l’ordine, il programma di tre preti pronti per la processione.

Padre Paolino, ironico come sempre: “ma per noi l’unica … che ci interessa e da cui dipendiamo è l’imprevisto!” un disordine continuo che crea un ordine che impressiona. Ma è la realtà che è così. Il problema è che per noi l’ordine coincide con i nostri buoni pensieri e non con il guardare ciò che la realtà ci indica. Ma per guardare la realtà così o si è come “le scolte di Assisi” o è impossibile.

Un abbraccio,
Padre Aldo