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martedì 6 ottobre 2009

Caterina addormentata nelle mani del Padre...

Antonio Socci
Pubblicato il giorno: 06/10/09
Preghiera per la figlia in coma

Caro direttore, la mia Caterina ha occhi bellissimi. La sua giovinezza ora è distesa su un letto di luce e di dolore. È come una Bella addormentata. Ma crocifissa. Mi trovo involontariamente “inviato” nelle regioni del dolore estremo e in questo panorama dolente - se un angelo tiene a guinzaglio l’angoscia - ci sono diverse cose che mi pare di cominciare a capire.

La prima notizia è che il mio cuore batte. (...)

(...) Il nostro cuore continua a battere. So bene che normalmente la cosa non fa notizia. Neanche la si considera. Finché non capita che a tua figlia, nei suoi 24 anni raggianti di vita, alla vigilia della laurea in architettura per cui ha studiato cinque anni, d’improvviso una sera il cuore si ferma e senza alcuna ragione. Si ferma di colpo (o, come dicono, va in fibrillazione).

Lì, quando ti si spalanca davanti quell’abisso improvviso che ti fa urlare uno sconfinato «nooooo!!!», cominci a capire: è la cosa meno scontata del mondo che in questo preciso istante il cuore dei tuoi bimbi, il mio cuore o il tuo, amico lettore, batta. Quante volte ho sentito don Giussani stupirci con questa evidenza: che nessuno fa battere volontariamente il proprio cuore. È come un dono che si riceve di continuo, senza accorgersi. Istante per istante dipendiamo da Qualcun Altro che ci dà vita…

C’illudiamo di possedere mille cose e di essere chissacchì, ma così clamorosamente non possediamo noi stessi. Un Altro ci fa. In ogni attimo. Vengono le vertigini a pensarci. Allora si può solo mendicare, come poveri che non hanno nulla, neanche se stessi, un altro battito e un altro respiro ancora dal Signore della vita («Gesù nostro respiro», diceva una grande santo).

Tutti i mezzi umani

Certo, si ricorre a tutti i mezzi umani e a tutte le cure mediche. Che oggi sono eccezionali e personalmente devo ringraziare degli ottimi medici, competenti e umani. Ma anch’essi sanno di avere poteri limitati, non possono arrivare all’impossibile, non potrebbero nulla se non fosse concesso dall’alto e poi se non fossero “illuminati” e guidati.

Rex tremendae majestatis… È Lui il padrone e la fonte della vita e di ogni cosa che è. E i nostri bambini e le nostre figlie sono suoi. È teneramente loro Padre. Allora - con tutte le nostre pretese annichilite e l’anima straziata - ci si scopre poveri di tutto a mendicare la vita da «Colui che esaudisce le preghiere…».

Mendico di poter riavere un sorriso da mia figlia, uno sguardo, una parola… D’improvviso ciò che sembrava la cosa più ovvia e scontata del mondo, ti appare come la più preziosa e quasi un sogno impossibile… Son pronto a dare tutto, tutto quello che ho, tutto quello che so e che sono, darei la vita stessa per quel tesoro. Ci affanniamo sempre per mille cause, obiettivi, ambizioni che ci sembrano così importanti da farci trascurare i figli. Ma oggi come appare tutto senza alcun valore al confronto dello sguardo di una figlia, alla sua giovinezza in piena fioritura…

Un gran dono ha fatto Dio agli uomini rendendoli padri e madri: così tutti possono sperimentare che significhi amare un’altra creatura più di se stessi. E così abbiamo una pallida idea del suo amore e della sua compassione per noi…

Caterina è una Sua prediletta, come tutti coloro che soffrono. Mi tornano in mente le parole di quella canzone spagnola cantata splendidamente dalla mia principessa e dedicata alla Madonna, “Ojos de cielo”, che dice: «Occhi di Cielo, occhi di Cielo/ non abbandonarmi in pieno volo».

Riascolto il suo canto, con il nodo alla gola, come la sua preghiera: «Se guardo il fondo dei tuoi occhi teneri/ mi si cancella il mondo con tutto il suo inferno./ Mi si cancella il mondo e scopro il cielo/ quando mi tuffo nei tuoi occhi teneri./ Occhi di cielo, occhi di cielo,/ non abbandonarmi in pieno volo./ Occhi di cielo, occhi di cielo,/ tutta la mia vita per questo sogno…/ Se io mi dimenticassi di ciò che è vero/ se io mi allontanassi da ciò che è sincero/ i tuoi occhi di cielo me lo ricorderebbero,/ se io mi allontanassi dal vero./ Occhi di cielo...».

E infine quell’ultima strofa che oggi suona come un presagio: «Se il sole che mi illumina un giorno si spegnesse/ e una notte buia vincesse sulla mia vita,/ i tuoi occhi di cielo mi illuminerebbero,/ i tuoi occhi sinceri, che sono per me cammino e guida./ Occhi di cielo…».

È con questa speranza certa che subito ho affidato il mio tesoro e la sua guarigione nelle mani della sua tenera Madre del Cielo. Per le parole, chiare e intramontabili di Gesù che ci incitano «chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto», che promettono «qualunque cosa chiederete al Padre nel mio nome, egli ve la darà» e che esortano a implorare senza stancarsi mai come la vedova importuna del Vangelo (che - se non altro per la sua insistenza - verrà esaudita).

Sappiamo che la Regina del Cielo è con noi: pronta ad aprirci le porte dei forzieri delle grazie. È lei infatti il rifugio degli afflitti e la nostra meravigliosa Avvocata che può ottenere tutto dal Figlio. Già il primo miracolo, a Cana, gli fu dolcemente “rubato” da lei che ebbe pietà di quella povera gente…

In questi giorni ho ricordato le pagine del Monfort e quelle di S. Alfonso Maria de’ Liguori, “Le glorie di Maria”. È stupefacente come duemila anni di santi e di sante ci invitano a essere certi del soccorso della Madonna perché «non si è mai sentito che qualcuno sia ricorso alla tua protezione, abbia implorato il tuo aiuto, abbia cercato il tuo soccorso e sia stato abbandonato» (S. Bernardo).

«Ogni bene, ogni aiuto, ogni grazia che gli uomini hanno ricevuto e riceveranno da Dio sino alla fine del mondo, tutto è venuto e verrà loro per intercessione e per mezzo di Maria» (S. Alfonso), perché così Dio ha voluto.

Infatti «nelle afflizioni tu consoli» chi in te confida, «nei pericoli tu soccorri» chi ti chiama: tu «speranza dei disperati e soccorso degli abbandonati». Misero me se non la riconoscessi come Madre, convertendomi (questo significa: «Sia fatta la tua volontà») e lasciandomi guarire nell’anima. Per ottenere anche la guarigione del corpo.

Ma quanto è commovente accorgersi di avere una simile Madre quando si sente concretamente il suo mantello protettivo fatto dai tanti fratelli e sorelle nella fede, pronti ad aiutarti, dai giovani amici di Caterina, bei volti luminosi che condividono l’esperienza cristiana suscitata da don Giussani, dai tantissimi amici di parrocchie, comunità, dagli innumerevoli conventi di clausura e santuari - compresi radio e internet - dove in questi giorni si implora la Madonna per Caterina. Come non commuoversi?

Il sostegno degli amici

Ho ricevuto decine di mail anche da persone lontane dalla fede che, per la commozione della vicenda di mia figlia, sono tornate a pregare, si sono riaccostate ai sacramenti dopo anni. E hanno compreso di avere una Madre buona che si può implorare e che non delude.

Ma è anzitutto della mia conversione che voglio parlare. Ci è chiesto un distacco totale da tutto ciò che non vale e non dura. Perché solo Dio non passa. Cioè resta l’amore. Così quando ho saputo dei 4 mila bambini malati di un lebbrosario in India che, con i missionari (uomini di Dio stupendi e immensi), hanno pregato per la guarigione di Caterina, dopo l’emozione ho capito che quei bimbi da oggi fanno parte di me, della mia vita e della mia famiglia. E così pure i poveri moribondi curati da padre Aldo Trento in Paraguay che hanno offerto le loro sofferenze per Caterina. Voglio aiutarli come posso.

Portando tutto il dolore del mondo sotto il mantello della Madre di Dio, affido a lei la guarigione di Caterina, perché torni a cantare “Ojos de cielo” per tutti i poveri della nostra Regina. «Mia Signora, tu sola sei la consolazione che Dio mi ha donato, la guida del mio pellegrinaggio, la forza della mia debolezza, la ricchezza della mia miseria, la guarigione delle mie ferite, il sollievo dei miei dolori, la liberazione dalle mie catene, la speranza della mia salvezza: esaudisci le mie suppliche, abbi pietà dei miei sospiri, tu che sei la mia regina, il rifugio, l’aiuto, la vita, la speranza e la mia forza» (S. Germano).

www.antoniosocci.com

martedì 14 aprile 2009

Disordine continuo che crea un ordine che impressiona...

Padre Aldo ci scrive anche oggi e ci testimonia come si sta di fronte al dolore:

Cari amici, Susanna è una donna sola, ammalata di cancro, ricoverata nella mia clinica. Vive notte e giorno pregando. La sua vita è piena di letizia, certa com’è che Cristo le vuole bene. La sua storia è dolorosissima. Otto anni fa un aereo mentre tentava di atterrare all’aeroporto di Asuncion, è caduto sopra la sua casa. Il bilancio: suo marito, i suoi cinque figli più quattordici parenti, uccisi sul colpo e bruciati nel disastro.

Da quel momento per Susanna il vuoto, la solitudine si sono aperti in modo spaventoso davanti ai suoi occhi. Piano paino ritrovò nella fede le certezze, quelle certezza che in questo momento tutti abbiamo bisogno che ci permettono di rispondere come Marta, la sorella di Lazzaro, il morto che già puzzava, alla domanda di Gesù: “Tuo fratello non è morto, ma vive. Credi tu questo?”. E lei: “Sì Signore io credo”. Vederla lì nel letto, piena di pace mentre il cancro la consuma, con il rosario in mano non può non farmi toccare con mano cos’è la fede, la speranza e la carità. Il dolore per lei non è mai stato obiezione a Cristo, ma il cammino ad una familiarità con Cristo che riempie di pace. Un segno inconfondibile del Mistero.

Ippolito è una di quelle sorprese della Provvidenza che mai mi lasciano tranquillo. Dio è l’imprevisto. E la realtà ne è la manifestazione. Dio rompe, rompe sempre … per cui tu che lo segui, poi rompi, rompi a tutti, che non capiscono. E la realtà è la sua voce, è la modalità con cui rompe …

Domenica della Palme. I tre “fraticelli”, uno dei quali per il peso un “fratone”, sono in cucina alle 7.15 del mattino, dopo le preghiere, a prendersi un caffè. Dopo cinque minuti ognuno con gli indumenti sacri è pronto per la processione. Bussano alla porta: è la polizia. Sorpreso domando: “Cercate Padre Paolino, il comico della casa?”. “No padre, cerchiamo lei”. “Cosa succede adesso?”. Domando. “Padre, abbiamo un regalo per lei nel portapacchi del furgoncino. È un mendicante che l’uragano della notte ha portato giù nel torrente insieme al materasso, una grossa spugna. Non ha nessuno, è anziano, trema per il freddo dell’acqua di cui è inzuppato”. Rimango sconcertato e se non fosse stato per quell’abbraccio di vent’anni fa del Giuss, di Alberto, di Massimo, di Carron, avrei fatto come tutti, preti e non preti: scusate, ho da fare, ha la processione, ho la regola della casa, ho un programma, sono il parroco … e chi più ne ha più ne metta. Ma quell’abbraccio di vent’anni fa, quelle famose parole “come darebbe bello, Aldo, che qualcuno ti facesse compagnia quest’estate!” Alle quali io avevo risposto: “Ma dove, Giussani, trovi un uomo e meno un prete, che hanno sempre da fare, disposto a fare compagnia a questo derelitto?” E lui: “bene, ti porto con me.” … mi sono subito arreso e ho detto ai padri: “Andate voi alla processione, celebrate voi la Messa e io mi prendo in casa questo povero Cristo. Sì questo povero Cristo, perché di Cristo si tratta, - scusate se è una bestemmia – più Cristo di quello della liturgia”. L’ho abbracciato e baciato e poi mi sono inginocchiato davanti a lui, ho pregato. Non poteva credere ai miei occhi. Ho visto me in lui, ho visto il mendicante che sono in lui. Ho abbracciato Cristo, ho adorato Cristo. Poi l’abbiamo subito rifocillato, lavato e dato una stanzetta. Ippolito da subito è diventato un altro. Ha sorriso, capite, ha sorriso. Sono passati otto giorni. Ebbene quell’uomo è oggi la pietra angolare della nostra casetta-famiglia per anziani abbandonati, uomini. Già c’era quelle delle donne. Oggi è nata la casa “S. Gioacchino”. Arredata a nuovo, bellissima, come nessuna casa dove ho vissuto in 62 anni. Una gara di generosità di persone, commosse da Cristo, ha fatto il miracolo della seconda casa per anziani. Iniziamo lunedì con tre e poi altri tre. Sei in tutto. Niente di programmato, di ipotizzato. Ma Dio, il Mistero non programma. È l’imprevisto per eccellenza. È un Avvenimento. La realtà, se la guardo, mi risponde in ogni istante. Obbedire alla realtà è il mio dramma quotidiano, perché la realtà non solo non mi lascia mai tranquillo, mi scompone i piani, ma grida: Egli è qui, non lo vedi? Mi rende familiare il Mistero. Molti mi dicono che sono imprevedibile, incontenibile. E che posso rispondere se non indicando che non sono io che me le cerco, ma è la realtà che indica il cammino. Ma la realtà è sempre provvidenziale. Così mentre Ippolito dormiva il giorno delle Palme nella Messa delle 19, la Provvidenza mi ha ringraziato del gesto del mattino. Come? Si avvicina un grande industriale e mi dice: dimmi di cosa hai bisogno per il nuovo ospedale, per la nuova casetta di Betlemme e te la darò. Avviso l’ingegnere che gli manda una mail: per iniziare a chiudere la parete della clinica abbiamo bisogno di 150.000 mattoni etc. etc. Il giorno dopo già i primi camion sono arrivati. Ma la provvidenza non si è fermata qui. La stessa domenica, alle 22 Padre Paolino riceve una telefonata. È il tesoriere: “Padre Paolino nella colletta c’è un assegno di 5.000 dollari intestato a Padre Aldo, firmato Enzo”. Paolino mi lascia dormire, ma il giorno dopo la prima cosa che fa è “guarda …”. Mi sono commosso: era lo stesso dei mattoni.

Amici: “Credi tu questo?”. Da vent’anni ogni giorno, ogni stante per me questa è l’unica domanda vera, umana, seria ed economicamente intelligente. Lo capissero i Bocconiani! Ma che importa: Ippolito adesso è contento e grazie a lui è nata la seconda casetta per anziani e altri mendicanti saranno felici, ed altri avranno lavoro. Il tutto accaduto la domenica delle Palme in cinque minuti che hanno “disordinato” l’ordine, il programma di tre preti pronti per la processione.

Padre Paolino, ironico come sempre: “ma per noi l’unica … che ci interessa e da cui dipendiamo è l’imprevisto!” un disordine continuo che crea un ordine che impressiona. Ma è la realtà che è così. Il problema è che per noi l’ordine coincide con i nostri buoni pensieri e non con il guardare ciò che la realtà ci indica. Ma per guardare la realtà così o si è come “le scolte di Assisi” o è impossibile.

Un abbraccio,
Padre Aldo